Modigliani a Genova

una figuraccia a livello internazionale

Le infinite falsificazioni che sono avvenute sin dall'indomani della morte del grande artista nato a Livorno, hanno dato in consegna a un pubblico meno esperto una visione deformata di quella che è la sua vera produzione artistica: ecco spiegato il motivo per cui il nome di Modigliani è - purtroppo - associato ai falsi. Tra le infinite querelle e i vari scandali che suo malgrado hanno colpito questo artista, alla memoria della maggior parte delle persone, raffiora costantemente il ricordo di quella che comunemente, e forse impropriamente, viene ricordata come la "beffa del 1984" che in linea di massima rappresenta il più grande scandalo relativamente a Modigliani. Ma 'il caso di Genova' per come si sono evolute le successioni dei fatti e per il luogo prestigioso che ha ospitato la mostra di Modigliani, credo possa ritenersi un episodio ben più scandaloso rispetto a quello sopracitato. 

Con il solo intento di lasciare ad ognuno la libertà di farsi un'opinione propria in merito a questo nuovo, e ci auguriamo anche ultimo "affaire Modigliani", in questa pagina viene riportata una cronistoria di questo caso, compresi diversi articoli usciti su varie testate giornalistiche e di svariati documenti emersi nel tempo, aggiungendo inoltre alcuni commenti personali e quelli dei tanti appassionati che hanno vissuto sui social, insieme ai principali protagonisti, ogni passo di questa vicenda che credo abbia dell'incredibile nella sua unicità. 

La mostra di Modigliani è stata allestita nell'appartamento del Doge di Palazzo Ducale di Genova, ed è stata coprodotta da Palazzo Ducale e da MondoMostre Skira, che ne ha affidato la cura a Rudy Chiappini. La durata di questa mostra era prevista per quattro mesi (16 marzo - 16 luglio), ma la notizia era già in circolazione alcuni mensi prima dell'inaugurazione e il 3 febbraio, comparve un messaggio sulla bacheca Facebook di Carlo Pepi lasciato da una persona per chiedergli un parere in merito a questa mostra allegando un articolo di un giornale nel quale si offriva alla vista un dipinto che sarebbe stato esposto in questa mostra genovese. Ovviamente, non potendo sapere quali opere sarebbero state esposte, il giudizio di Pepi si limitò al dipinto riportato nell'articolo (il grande nudo disteso), dichiarato da lui immediatamente falso.
Sempre attraverso Facebook, tre giorni dopo, il 6 febbraio, Carlo Pepi manifesta dei dubbi sulla mostra di Genova e il 17 aprile dichiara falso il "ritratto a Maria" che appariva tra le opere selezionate per questa esposizione genovese.
Nel frattempo l'esperto di Modigliani si procura il catalogo di Genova e il 29 aprile si espone pubblicamente, sempre attraverso Facebook, scrivendo un post dove dichiara che «rarissime sono le opere autentiche esposte a Genova» inoltre, ancora una volta, puntualizza il fatto di essere «il solo ad intervenire per frenare questo insostenibile generalizzato malcostume di fare mostre fasulle prendendo in giro il pubblico». 

Decido di andare a vedere questa mostra per il week end tra il 6/7 maggio e da Genova, scrivo un post dove esterno la mia meraviglia sulla logica con cui è stata allestita questa mostra allegando alcune fotografie delle opere che non ritengo autentiche. 

Il 18 maggio dal profilo Facebook di Carlo Pepi, si legge che Marc Restellini ha appoggiato la sua presa di posizione per 13 falsi esposti a Genova.

Il 22 maggio la notizia viene battuta dall'Ansa che, dopo aver contattato Carlo Pepi, riporta la notizia delle 13 opere dubbie in esposizione a Genova e l'intervista all'esperto di Modigliani che si esprime in questi termini: «Stanno tutti zitti e buoni. Ma la mostra su Modigliani a Genova andrebbe rivista perché secondo me ci sono almeno 13 opere dubbie. Inoltre tre dipinti "a doppia firma" sono male attribuiti, oltre che all'autore Kisling anche a Modigliani, che invece non c'entra nulla se non per esservi riprodotte delle sue opere. Perché i grossi espertoni continuano a non intervenire?». Il critico d'arte Carlo Pepi, grande esperto di Amedeo Modigliani, lancia dubbi sull'autenticità di opere esposte a Palazzo Ducale e aggiunge «Il mio invito è di verificare le opere che sono state e riunite nell'allestimento, perché ho la certezza che ce ne siano parecchie non autentiche». In questo articolo, Pepi, già fondatore e ex direttore di Casa Natale Modigliani, viene ricordato come l'unico a non credere all'autenticità delle 3 teste ritrovate nei fossi di Livorno nel 1984 attribuite a Modigliani e questa intervista si chiude con queste sue parole «non è difficile accorgersi che ci sono diversi falsi in mostra a Genova. Mi è bastato vedere il catalogo».

La notizia viene ripresa dalle maggiori testate giornalistiche italiane, tra cui Repubblica che riporta la replica del Ducale e la relativa minaccia di querela che intendono avanzare contro Carlo Pepi per le sue dichiarazioni: «L'unico quadro che Pepi cita, il ritratto di Soutine, è stato esposto a Parigi, a Losanna, Pisa, Torino: tutti questi dati sono presenti nel catalogo. Così come nel catalogo è chiara la documentazione di tutte le opere esposte, che hanno una fitta bibliografia sia per esposizioni sia per pubblicazioni - dice il presidente di Palazzo Ducale, fondazione per la Cultura, Luca Borzani - il curatore dell'esposizione, Rudy Chiappini, è persona di grande prestigio che ha firmato esposizioni importanti, dal Moma di New York a Palazzo Reale a Milano. Come Palazzo Ducale stiamo valutando tutte le condizioni per una querela per danni morali e materiali nei confronti di Pepi per le sue affermazioni». Nello stesso articolo viene riportato il commento del curatore della mostra Rudy Chiappini critico e storico dell'arte, membro del Comitato di direzione della mostra su Modigliani a Palazzo Ducale che risponde così alle accuse rivolte a Carlo Pepi: «Affermazioni infondate, strumentali e pretestuose». Il curatore della mostra di Genova continua: «Non conosco Pepi, che pure viene definito 'un grande esperto di Modigliani' e non mi risultano sue pubblicazioni scientifiche e mostre curate sul grande livornese so solo che ha avuto divergenze su alcune opere con gli Archivi e vedo che basa il suo giudizio su semplici intuizioni tutte sue, fatte oltretutto basandosi sulla riproduzione in catalogo. Parla di falsi ma poi ammorbidisce il tono e invita alla verifica». Chiappini prende in considerazione due delle opere esposte e descritte da Pepi prima come false e poi come dubbie: «il "Nudo disteso" e il "Ritratto di Chaim Soutine", quest'ultimo già esposto a Pisa nel 2014 e a Torino nel 2015" in due mostre curate dal Centre Pompidou - ha detto Chiappini - Non hanno suscitato alcuna riserva. Eppure Pepi è toscano, a Pisa avrebbe potuto andare a vederlo». «Sono assolutamente infondate e anche strumentali visto che escono a due mesi dall'inaugurazione della mostra e direi anche nell'imminenza delle elezioni. Tutte le opere esposte sono originali e le accuse pretestuose e infondate. Quindi ci sarebbero tutti i termini della querela e anche di una richiesta da parte degli organizzatori di risarcimento per danno di immagine» conclude Chiappini. Leggiamo anche una precisazione da parte di Pepi: «Ho subito notato, ad esempio, che un nudo è la copia di un originale di Modigliani venduto a valori esorbitanti. Ma ci sono anche ritratti non suoi come, per esempio, uno del suo amico parigino Soutine, un altro con Maria ed altri». Pepi, in totale, individua nella rassegna di Genova "almeno 13" opere non autentiche, più "i tre che sono di Kisling ma certamente non di Modigliani". Carlo Pepi, riconosciuto a livello mondiale come un grande esperto di Modigliani e incaricato pure da più tribunali di stilare perizie sulla materia, riferisce al giornalista de La Repubblica che «Il mondo è pieno di falsi di Modì, io li riconosco subito. Mi sottopongono in continuazione l'esame di opere non originali, sono allenato», e tiene a dire anche: «Mi sono dimesso da Casa Natale Modigliani, che fondai, e poi dagli Archivi Modigliani perché, unico tra i curatori, mi rifiutavo di autenticare opere che a mio parere erano palesemente false».

Anche il quotidiano genovese Il Secolo XIX riprende la notizia riportata su Repubblica, aggiungendo una dichiarazione di Carlo Pepi il quale spiega che «L’attribuzione di opere a Modigliani è spesso controversa, talora ho preferito non fare polemica. Ma quando mi sono trovato tra le mani il catalogo della mostra di Genova e ne ho viste 13 false tutte insieme... allora mi sono detto che era troppo»

Sempre nell'articolo pubblicato on line da Il Secolo XIX, riguardo all’elenco delle opere “dubbie”, leggiamo il commento di Pepi il quale riferisce di essere convinto che vi sia un gruppo di opere «platealmente false» e un gruppetto di più difficile attribuzione: nel primo gruppo ci sono le due opere indicate sul catalogo con i numeri 9 e 9bis, ovvero “Cariatide rossa” e “Gli sposi”, “Chaim Soutine” (numero 19), “Nudo disteso” (33, in cima alla pagina), il disegno “Ritratto di Moise Kisling” (36) e “L’atelier di Moise Kisling” (37), «attribuito a lui ed erroneamente a Modigliani»; analoga contestazione viene mossa alle opere indicate con i numeri 38 e 39, la “Testa di donna” (45), il “Ritratto femminile” (56) e il “Ritratto di Maria” (60).

Nello stesso articolo leggiamo anche la replica di Palazzo Ducale nella persona di Luca Borzani, presidente della Fondazione Ducale, il quale spiega che «sono tutte opere già pubblicate o già esposte nel tempo. L’opera cui fa riferimento Pepi è stata esposta a Losanna nel 1994, a Parigi nel 2003 in una mostra curata dal Centro Georges Pompidou, a Pisa nel 2014 e a Torino nel 2015. È evidente che tutte le sue considerazioni saranno esposte al curatore, Rudy Chiappini, che è un docente di chiara fama, grande esperto di Modigliani. È nostra intenzione considerare una querela per danni morali e materiali».

Rintracciato dal Secolo XIX, anche Rudy Chiappini ha confermato le parole di Borzani: «Sono opere più volte esposte in musei o gallerie di alto livello. Le polemiche? Preferiscono starne fuori: io sono in Svizzera e resto in Svizzera...».

Il giorno successivo, 23 maggio, il quotidiano Il Tirreno pubblica un articolo nel quale viene fatto un riassunto della vicenda e vengono riprodotte per la prima volta le immagini delle opere poste in dubbio da Carlo Pepi. In questo elenco, tuttavia, viene citato un dipinto Testa di donna (Anna Zborowska) che non compare tra le opere poste in dubbio dall'esperto di Modigliani.

Quei Modì sembrano falsi
Modigliani accuse e scontro su 13 opere esposte a Genova

Il 24 maggio, il prestigioso Institut Restellini, lancia attraverso il suo profilo Facebook, un messaggio a sostegno della tesi di Carlo Pepi. Il messaggio porta la firma dello storico dell'arte francese e direttore della Pinacothèque de Paris e di Singapore Marc Restellini, altro massimo esperto mondiale di Modigliani che sta per portare al termine il catalogo generale delle opere dell'artista livornese. 


Esposizione Modigliani a Genova.
Nuovo scandalo attorno a Modigliani. Finalmente una serie di articoli coraggiosi sono stati pubblicati da ieri al riguardo di questa manifestazione.
Questa esposizione è dubbia, ho dovuto segnalare questa situazione alle autorità italiane non appena ne ho visto il contenuto.
L'istituto conosce queste opere perché sono dei falsi, noi disponiamo dell'insieme della documentazione e della documentazione scientifica per dimostrarlo.
Si tratta di contraffazioni note per almeno un terzo dei dipinti esposti. Non vedevamo una cosa del genere dalla condanna, con arresto, di Christian Parisot per contraffazione. Felicitazioni a Carlo Pepi per il suo intervento. Questa esposizione inganna gravemente il pubblico e nuoce all'immagine ed alla notorietà di Amedeo Modigliani. Siamo estremamente vigili e lo saremo per garantire l'integralità dell'opera ed il piacere del pubblico.
Marc Restellini

Esposizione Modigliani a Genova.
Nuovo scandalo attorno a Modigliani. Finalmente una serie di articoli coraggiosi sono stati pubblicati da ieri al riguardo di questa manifestazione.
Questa esposizione è dubbia, ho dovuto segnalare questa situazione alle autorità italiane non appena ne ho visto il contenuto.
L'istituto conosce queste opere perché sono dei falsi, noi disponiamo dell'insieme della documentazione e della documentazione scientifica per dimostrarlo.
Si tratta di contraffazioni note per almeno un terzo dei dipinti esposti. Non vedevamo una cosa del genere dalla condanna, con arresto, di Christian Parisot per contraffazione. Felicitazioni a Carlo Pepi per il suo intervento. Questa esposizione inganna gravemente il pubblico e nuoce all'immagine ed alla notorietà di Amedeo Modigliani. Siamo estremamente vigili e lo saremo per garantire l'integralità dell'opera ed il piacere del pubblico.
Marc Restellini

Questo annuncio di straordinaria rilevanza, viene riportato nei giornali online di Firenze Post e Liguria Notizie.it e in un piccolo articolo de Il Tirreno che uscirà il giorno successivo.

Dopo l'allarme lanciato da Carlo Pepi: Quei Modì ancora nel mirino. Marc Restellini: tutti sanno che un terzo delle opere è falso

Il 25 maggio Carlo Pepi chiede al Comune di Livorno di ritirare le tre opere date in prestito alla mostra di Genova e il giorno dopo, sempre attraverso il suo profilo Facebook, Pepi spiega i motivi della sua istanza. 

Livorno ritiri i suoi Modì da Genova

Il 27 maggio esce un articolo su Il Corriere della Sera (inserto Corriere Fiorentino) e il giorno seguente Pepi lascia ancora un messaggio sulla sua bacheca nel quale mette in evidenza le proprie referenze; una scelta sicuramente dettata dal fatto che sui vari giornali cartacei e online, la sua lunga carriera, relativamente alle attribuzioni, risulta limitata alla sola vicenda del 1984, quando risultò essere l'unico esperto a non cadere in errore.

Nel mio piccolo ho cercato di dare luce alla carriera di uno dei protagonisti principali del mio libro, Carlo Pepi, raccontando nelle pagine di questo sito alcune delle sue battaglie più memorabili, allegando una vasta documentazione.

Il 29 maggio esce su La Nazione un articolo nel quale viene riportata un'intervista a Carlo Pepi che non usa mezzi termini: «È una mostra indecorosa e mi domando dove siano i grandi esperti d’arte, quelli che appaiono in televisione, a Genova ci sono circa 13 opere dubbie, che neanche un bambino autenticherebbe» [...] Le opere a cui si riferisce Pepi – esposte tra pannelli con inesattezze biografiche e frasi che Amedeo non avrebbe mai detto - sono alcuni ritratti (tra cui quello di Chaim Soutine), degli studi di cariatidi, un nudo e tre nature morte attribuite a Moïse Kisling e all’artista italiano. «Lo sanno tutti che Modigliani non ha mai firmato nature morte, genere che detestava alla pari del paesaggio, tanto più a 4 mani! È pura fantascienza! Invito chiunque ad andare a visitare la mostra per rendersi conto di cosa è stato esposto». Conclude così Carlo Pepi, mentre da Parigi arriva anche l’appoggio dell’esperto Marc Restellini, curatore del Catalogue raisonné Modigliani in via di pubblicazione «Per oltre un terzo dei dipinti esposti si tratta di falsi e disponiamo di tutte le prove scientifiche per dimostrarlo. Ho già segnalato il fatto alle autorità italiane».

Falsi Modì esposti a Genova. E i francesi danno ragione a Pepi

Esce anche un articolo su Repubblica nel quale si legge la riposta del sindaco Nogarin alla richiesta di Carlo Pepi di ritirare le opere date in prestito alla mostra di Genova. Nogarin chiede un «Immediato ritiro delle 13 opere sospette dalla mostra di Modigliani di Genova: i curatori facciano chiarezza su come sia potuto succedere questo "incidente"» e continua dicendo «Se ciò non avverrà, saremo costretti a pretendere la restituzione dei nostri dipinti, allo scopo di tutelare l'immagine di Livorno e soprattutto quella di Modì che troppe volte, nel recente passato, è stata compromessa». «Ciò che non possiamo accettare - commenta Nogarin - è che le nostre opere siano accostate a dei falsi: i tre quadri che abbiamo prestato, come ammesso dallo stesso Pepi, sono autentici e noi pretendiamo che questo dato di fatto sia riconosciuto sia dagli organizzatori che da Palazzo Ducale. La linea deve essere molto netta. Da un lato c'è il patrimonio universalmente riconosciuto di un artista e della sua città. Dall'altro c'è chi specula sulla sua figura. Noi abbiamo il dovere di tutelare la produzione di Modigliani da ogni sospetto anche fosse solo velato. Per il resto, attenderemo i risultati delle indagini che le autorità competenti stanno già avviando». Da Palazzo Ducale arrivano i ringraziamenti di Rudy Chiappini al primo cittadino di Livorno «Ringraziamo il sindaco Nogarin di cui condividiamo lo spirito e intendiamo rassicurarlo. Proprio in questo senso abbiamo dato mandato ai nostri legali di tutelare in tutti i modi, l'immagine morale e materiale, degli organizzatori della mostra e del curatore». Gli organizzatori dell'esposizione, Mondomostre e Palazzo Ducale, ribadiscono quello che il curatore continua a ripetere: «Tutte le opere presenti in mostra sono già state presenti in grandi mostre presso prestigiose istituzioni, ciascuna ha una propria fitta scheda di catalogo, con una propria bibliografia. Ed è con estrema tranquillità che si attengono percorsi successivi. E sono disposti a presentare queste affermazioni in ogni sede dovuta». Nogarin però affonda il colpo, anche se non compie il gesto clamoroso di ritiro delle opere prestate alla mostra genovese: «Pepi è il massimo esperto in Italia del lavoro di Modì, ha avuto ragione nel 1984 a proposito delle famose teste e non ho ragione di crdere che stia commettendo un errore in questo caso - spiega il sindaco - se non chiediamo il ritiro immediato delle opere è solo per rispetto del Comune di Genova cui abbiamo concesso il prestito prima e ora concediamo il beneficio del dubbio» .

Il 30 maggio, Carlo Pepi lancia un appello agli storici dell'arte italiani: «Lasciate da parte per un momento le vostre teorie ed andate a vedere la mostra di Modigliani a Genova. Voglio sperare che alcuni di voi abbiano "occhio" per rendersi conto della serie di porcherie che sono state esposte e prendete finalmente ed almeno una volta nella vita posizione dando il vostro contributo concreto a porre fine all'indecente, impunito proliferare dei falsi! Occupatevi in modo concreto della unicità, e sacralità dell'opera d'Arte ed assieme facciamo barriera al fine di far cessare l'invalso, impunito malcostume di mettere in circolazione miriadi di falsi! Voglio sperare che qualcuno di voi abbia le capacità, l'amor proprio ed il coraggio di prendere posizione».

Carlo Pepi si appella agli storici dell'arte italiani: Lasciate da parte per un momento le vostre teorie ed andate a vedere la mostra di Modigliani a Genova. Voglio sperare che alcuni di voi abbiano - occhio -  per rendersi conto della serie di porcherie che sono state esposte e prendete finalmente ed almeno una volta nella vita posizione dando il vostro contributo concreto a porre fine all'indecente, impunito proliferare dei falsi! Occupatevi in modo concreto della unicità, e sacralità dell'opera d'Arte ed assieme facciamo barriera al fine di far cessare l'invalso, impunito malcostume di mettere in circolazione miriadi di falsi! Voglio sperare che qualcuno di voi abbia le capacità, l'amor proprio ed il coraggio di prendere posizione


Questo appello non passa inosservato. Diversi storici dell'arte, i cui nomi sono protetti dal segreto istruttorio, rispondono alla chiamata manifestando il proprio sostegno a Carlo Pepi e a Marc Restellini per la loro presa di posizione contro i falsi esposti a Genova. Tra queste mail inviate a Pepi, compaiono dei nomi prestigiosi della storia dell'arte i quali, dopo aver analizzato la storia, provenienza, esposizioni ed autenticazioni delle opere incriminate, si sono resi disponibili ad avallare davanti a un Tribunale, nel caso ve ne fosse bisogno, la tesi di inautenticità mosse dai due esperti di Modigliani.

Sul giornale online di Liguria notizie leggiamo che i carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio artistico di Roma si stanno occupando dello scandalo genovese e starebbero svolgendo accertamenti. La notizia viene confermata il giorno successivo sul giornale online de Il Secolo XIX nel quale viene riportata la notizia che «il collezionista toscano Carlo Pepi si era già rivolto ai carabinieri, con un esposto riepilogativo e fornendo a ruota un po’ di documenti, la propria testimonianza e accompagnando il tutto con l’elenco di altri potenziali esperti da ascoltare per trovare riscontro di certe perplessità». Inoltre veniamo a conoscenza che da questo esposto «ne è nata un’indagine dell’Arma, che ha cominciato a visionare carteggi sulle opere contestate ed è in contatto con la Procura di Genova, ancorché non sia facile al momento prevedere che piega prenderanno gli accertamenti». In una nota emessa nel pomeriggio del 38 maggio, Palazzo Ducale e MondoMostre Skira hanno precisato che:
- la mostra “Modigliani” è stata co-prodotta da Palazzo Ducale e da MondoMostre Skira, che ne ha affidato la cura a un comitato direttivo presieduto da Rudy Chiappini, già direttore del Museo d’Arte Moderna di Lugano, e composto da Dominique Viéville, già direttore del Museo Rodin di Parigi, e da Stefano Zuffi , noto critico d’arte;
- la documentazione in possesso conferma «l’autenticità di tutte le opere presenti in mostra», già esposte e pubblicate su cataloghi ragionati e su cataloghi di altre esposizioni di livello internazionale con una pluralità di curatori diversi;
- Palazzo Ducale e MondoMostre Skira «ritengono l’apertura dell’indagine utile» e intendono prestare la massima collaborazione agli organi inquirenti;
- Palazzo Ducale e MondoMostre Skira sono «fermi nell’intento di tutelare la propria immagine e il proprio operato in tutte le sedi competenti», anche «a conferma di una lunga attività espositiva ampiamente apprezzata» e «hanno già dato mandato ai propri legali di procedere giudizialmente».
Nei prossimi giorni - si legge - «sarà presente a Genova il professor Chiappini per illustrare le scelte operate».

Il 31 maggio apprendiamo che la procura di Genova ha aperto un fascicolo sui presunti falsi di Modigliani esposti nella mostra a Palazzo Ducale. L'inchiesta, in mano al procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e al pm Michele Stagno, è a carico di ignoti e il reato ipotizzato è quello di una violazione del codice dei beni culturali e paesaggistici.
Nelle prossime ore gli inquirenti potrebbero anche incaricare un perito che analizzi le opere contestate per capire se siano autentiche o meno. Le indagini sono svolte dai carabinieri del nucleo operativo tutela patrimonio culturale di Roma che avevano ricevuto un esposto di Carlo Pepi il quale aveva sollevato dei dubbi sull'autenticità e sull'attribuzione di alcune opere esposte e ne aveva indicate altre come false, tesi supportata da una dichiarazione di Marc Restellini.
Veniamo anche a conoscenza che gli specialisti dell’Arma nei giorni scorsi si sono recati a Palazzo Ducale per acquisire i documenti relativi alle opere esposte, provenienti da alcuni musei e da collezioni private.
Palazzo Ducale e Mondo Mostre Skira, la società che organizza la mostra genovese, ritengono «l’apertura dell’indagine utile e intendono prestare la massima collaborazione agli organi inquirenti». Così una nota di Palazzo Ducale di Genova a commento della notizia dell’indagine sui presunti falsi e attribuzioni di alcune opere presenti nella mostra su Modigliani.

Carlo Pepi: quei Modigliani esposti a Genova sono falsi

Guerra sui 13 Modigliani sospetti - E alla mostra di Genova arrivano i carabinieri



La sera sempre dello stesso giorno, mercoledì 31 maggio, la notizia dei falsi esposti a Genova viene mandato in onda sulle reti RAI UNO e RAI DUE:

GENOVA INCHIESTA PROCURA SUI FALSI MODIGLIANI - Andato in onda il: 31/05/2017
Dopo l'esposto presentato da Carlo Pepi e Marc Restellini considerati i massimi esperti mondiali di Modigliani, la procura di Genova ha aperto un'inchiesta sui presunti quadri falsi di Modigliani esposti a Palazzo Ducale. Al momento il fascicolo è contro ignoti. Sarà un perito ad analizzare le opere.




Il 1 giugno, sulla rivista online Left, viene pubblicato un lodevole articolo a cura della storica dell'arte e scrittrice, Anna Maria Panzera, che ben descrive la levatura dei due esperti di Modigliani, sottolineando le rispettive caratteristiche.

Nello stesso giorno veniva resa nota la notizia che sarà Mariastella Margozzi, storica dell’arte della Galleria d’Arte Moderna e già direttrice del Museo Boncompagni Ludovisi, a provare a dirimere la querelle sui 13 dubbi Modigliani esposti a Palazzo Ducale a Genova nella mostra dedicata all’artista livornese. L’esperta d’arte è stata incaricata dalla procura del capoluogo ligure, che ieri ha aperto una inchiesta per violazioni del codice dei beni culturali. Nei prossimi giorni inizierà a studiare le carte e la documentazione presa dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Roma relativa ai dipinti su cui vi sarebbero dubbi sulla effettiva paternità.

Modì e i presunti falsi. Inchiesta della Procura e arriva il super-perito

Modì e i presunti falsi. Inchiesta della Procura e arriva il super-perito

Il 4 giugno, un utente di Facebook che ha seguito la vicenda sin dall'inizio, pubblica sulla sua pagina un post che ottiene un gran successo e molte condivisioni. Dario Lunardi, questo il nome dell'autore di questo post, oltre a congratularsi con Carlo Pepi e Marc Restellini per il loro coraggio dimostrato nel denunciare i falsi esposti a Palazzo Ducale, mette sotto accusa gli organizzatori della mostra di Genova evidenziando il fatto che le opere incriminate dai due esperti di Modigliani, sono prive dei requisiti per essere esposti in un museo autorevole come il Ducale e che alcune di queste opere sono accompagnate da certificazioni di autenticità redatte da Christian Parisot. Inoltre scrive un pensiero più che condivisibile, cioè che se non fossero intervenuti i due esperti, dopo questa esposizione avvenuta in un luogo così prestigioso, queste opere si sarebbero create un 'pedigree' considerevole per effetto del quale avrebbero poi potuto essere esposte in altre mostre altrettanto importanti.

Il 5 giugno esce su Repubblica la replica di Chiappini: «Ecco le prove dell'autenticità delle opere, non ne ha invece chi ci accusa». Tramite una conferenza stampa, gli organizzatori della mostra "Modigliani" di Palazzo Ducale hanno presentato la documentazione relativa a tutte le opere contestate da Carlo Pepi e da Marc Restellini. Stefano Zuffi del comitato scientifico, il curatore Rudy Chiappini, Massimo Vitta Zellman, presidente Mondomostre Skira e Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale hanno rivendicato la rigorosità del proprio lavoro. E Palazzo Ducale ribadisce: «Abbiamo scelto il più qualificato partner per organizzare l'esposizione, Mondomostre Skira, ed è stato coinvolto un curatore dal profilo incontestato».
Anche su Il Secolo XIX viene ribadita la difesa del Ducale contro le accuse di Pepi e Restellini che hanno portato la Procura del capoluogo ligure a indagare sul caso «sono tutte di sicura attribuzione al pittore livornese», queste le parole di Rudy Chiappini e Stefano Zuffi. «Abbiamo fatto scelte “prudenziali” - ha detto Chiappini - Non abbiamo voluto portare nuove attribuzioni. Anche se ci sono giunte parecchie segnalazioni di opere importanti, inedite, molto belle. Non abbiamo ceduto alla lusinga di presentare nuove opere. Abbiamo puntato su opere presenti in cataloghi ragionati, grandi mostre, libri dedicati a Modigliani ed expertise che le accompagnavano. Ci siamo affidati alla comunità museale».
Quanto al fatto che alcune opere esposte siano di Kisling e non di Modigliani (un’altra delle accuse di Pepi e Restellini), Zuffi ha spiegato che «le abbiamo messe in una sezione con un colore diverso dal resto della mostra per documentare il rapporto biografico, personale, amicale tra i due artisti. Nel catalogo, nelle schede e nel saggio è stato specificato che il rapporto tra i due può aver portato anche a una partecipazione marginale e piccola di Modigliani in alcune nature morte di Kisling. Per il resto, i due hanno stili completamente diversi».
Da parte sua, il presidente di Mondomostra Skira, Massimo Vitta Zellman, ha ricordato che «abbiamo organizzato 5 mostre su Modigliani, tra cui quella al Vittoriano, ci siamo affidati ai pareri della comunità museale, il Pompidou in passato e oggi Chiappini. Sospetto che l’anniversario della morte dell’artista porti a un “agitarsi” di presunti esperti che vogliono accreditarsi». Poi Vitta e Chiappini hanno criticato Restellini e Pepi: «La Pinacothèque de Paris di Restellini è uno spazio vuoto, che è stato chiuso 3 anni fa», mentre «Pepi non ha pubblicato alcuno studio. Restellini dal 1997 annuncia di voler pubblicare un catalogo “ragionato”, sono passati 20 anni senza giungere a risultati concreti».
Da tutte queste “contro-deduzioni” è nato un dossier di 90 pagine che è stato consegnato alla Procura, come ha ricordato il presidente della Fondazione Palazzo Ducale, Luca Borzani: «C’è stata una richiesta di informazioni da parte della Procura, cui abbiamo risposto. Sappiamo che è stato aperto un fascicolo. Noi siamo disponibili». Borzani ha ricordato a sua volta che l’indagine è su 7 opere: «A guardare sui siti, ogni mostra di Modigliani ha trovato detrattori. Ma io non voglio mettermi su questo tema. Voglio ribadire che abbiamo aperto una mostra con un partner importante e una curatela fuori discussione. Le opere sono a catalogo o sono state esposte, sono in cataloghi tedeschi, di Roma, di Torino».
Riguardo alle opere contestate, leggiamo la risposta del principale curatore della mostra Rudy Chiappini che spiega, ad esempio, che di “Cariatide rossa/Gli sposi” si conosce la proprietà dal 1930; negli anni Settanta è stata della newyorchese Perls Gallery che ha donato opere di Modigliani al Metropolitan e ci sono anche tre expertise tra cui quella di Anka Zborowska, moglie del maggior mecenate e mercante di Modigliani. Il “Ritratto di Chaim Soutine” è stato esposto in due mostre a Pisa e Torino curate dal Centre Pompidou. Il famoso “Nudo disteso”, ritratto di Cèline commissionato dal marito Noel Howard, è stato nella sua collezione fino al ‘40, è stato esposto al Vittoriano e a Bonn e «colori e pigmenti sono stati persino analizzati da un laboratorio tedesco»i.
In questo articolo leggiamo anche il parere di Vittorio Sgarbi: «Non ho visto la mostra. E neppure il catalogo, che però mi stanno mandando». Promessa: «Verrò a Genova a vedere la mostra. Verrò, verrò, verrò...». «Pepi è una brava persona - continua Sgarbi - e in buona fede. Non ha interessi in ballo. Per quale motivo avrebbe parlato? Per amor proprio e per vanità?». «Be’, non ha nulla da perdere. Se gli venisse dato torto, non ci perderebbe nulla. Se però gli venisse data ragione diventerebbe immediatamente il massimo esperto mondiale di Modigliani. Anche se non so se questa battaglia gliela faranno vincere». Alla domanda del giornalista del Secolo XIX che gli chiede il motivo di questo suo ragionamento, risponde: «Intanto, perché ci vuole un arbitro terzo, davvero esperto, e non so proprio chi possa essere. Modigliani è materia insidiosa. Ma anche se gli dovessero dare torto, lui potrebbe sempre dire che la mafia dell’arte s’è messa d’accordo». «Pepi è una brava persona. Ma è un autodidatta. E lo trattano da ruspante». «È una persona che ha studiato molto, per conto suo. Da autodidatta. Con dignità. Se perde, non ci rimette niente, se per miracolo del cielo dovesse vincere, vince la lotteria e diventa il massimo esperto mondiale» conclude Sgarbi.

Nel giornale online de Il Secolo XIX viene pubblicato anche un video tratto dalla sopracitata conferenza dove Stefano Zuffi rimarca la ben nota amicizia che ha legato per anni Modigliani e Kisling e riguardo alle tre nature morte attribuite anche all'artista livornese, dichiara che «non è da escludere, e un saggio e le schede in catalogo avanzano questa ipotesi che ho raccolto e trasferito nell'esposizione, che Modigliani almeno in uno di questi tre casi, sia personalmente intervenuto nel dipingere la riproduzione di un suo quadro presente in mostra».


La notizia viene riportata anche sul giornale online Genova24.it e in quello di Mentelocale.it nel quale troviamo una video intervista a Rudy Chiappini il quale dichiara che «i criteri di selezione di questa mostra sono stati dei criteri assolutamente conservativi, non abbiamo cercato di fare nessuna nuova attribuzione e abbiamo esposto delle opere che hanno tutte una storia sia a livello di provenienza sia a livello di esposizione sia a livello di expertise per cui noi siamo assolutamente sicuri che queste opere, accettate fino ad oggi dalla comunità scientifica internazionale, senza alcuna riserva sono assolutamente di Modigliani». In questo video vediamo anche l'intervista a Stefano Zuffi del comitato scientifico del Ducale, che in aggiunta al video precedente, a proposito della grande amicizia che legava Modigliani e Kisling, aggiunge che questo «rapporto umano può anche essersi anche in parte tradotto in una simpatica, divertita, collaborazione tra i due».

Intanto la notizia della presenza dei falsi a Genova inizia a circolare oltre i confini italiani, dagli Stati Uniti, alla Russia e il 10 giugno il quotidiano francese Le Monde pubblica un articolo sui Modigliani "sospetti" a Genova. Ormai siamo davanti a uno scandalo internazionale.

SOSPETTI SU DEI MODIGLIANI - Jerome GAUTHERET - Corrispondente da Roma: La manifestazione si è aperta al Palazzo Ducale di Genova, il 16 marzo, con grande entusiasmo. La Repubblica ha parlato di “Modigliani Show”, mentre La Stampa salutava il figlio della patria divenuto genio a Parigi, il “pittore che si era fatto amare dal bel mondo” – in realtà, Amedeo Modigliani, morto a 35 anni, nella miseria, nel 1920, non ha goduto in vita che di una fama molto limitata. Opere giunte dai maggiori musei, da Anversa a Parigi (Museo Picasso, Beaubourg, l’Orangerie), sono state prestate per l’evento. In breve, l’esposizione che durerà fino al 16 luglio, aveva un’andatura molto fiera. Eppure, da alcune settimane, l’ambiente dell’Arte italiano è agitato da una violenta polemica, che ha provocato l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Genova. Il caso è stato rivelato nel mese di maggio dal critico d’arte Carlo Pepi. Sulla sua pagina Facebook, mette in dubbio l’autenticità di numerose opere esposte. In Italia, Pepi non è chissà chi: questo collezionista autodidatta si è fatto conoscere nel 1984 per un caso passato ai posteri con il nome della “burla di Livorno”. Per il centenario della nascita del maestro, il comune di Livorno aveva tentato di verificare una leggenda: quella che vuole che l’artista abbia gettato alcune sculture nel Fosso Reale del porto della città. Dragando il fondo del canale, gli agenti hanno trovato tre teste scolpite, immediatamente attribuite a Modigliani. Carlo Pepi sollevò dei dubbi e, qualche giorno più tardi tre studenti rivelarono di aver realizzato una delle opere, prima che un artista locale dichiarò di essere l’autore delle altre due. Questo scandalo costò l’incarico al sovrintendente della Galleria d’arte moderna di Roma e alla conservatrice dei musei della città di Livorno. Dotato di indubbia sagacia e di una incontestabile conoscenza di Modigliani, Pepi afferma oggi che almeno 13 opere esposte a Genova, ossia un terzo del totale, sono dubbie. Ha richiesto il ritiro delle tele sospette, ma gli organizzatori della manifestazione hanno replicato: Rudy Chiappini, membro del comitato di direzione dell’esposizione ha definito le accuse come “infondate e pretestuose” ricordando l’assenza di pubblicazioni scientifiche di Carlo Pepi e l’ombra di “strumentalizzazione politica”. Il Francese Marc Restellini entra allora in scena: afferma di aver trasmesso ai carabinieri un dossier a dimostrazione dell’ampiezza della frode. Questo storico dell’arte che ha organizzato l’esposizione Modigliani al Palazzo del Luxembourg nel 2002 è considerato come il maggior esperto dell’artista, ha classificato 400 delle sue opere – e reperito 200 falsi. “Nessun pedigree serio è stato fornito per i tredici dipinti incriminati nell’esposizione di Genova” – afferma – Che dire di opere che appaiono negli anni ‘90 nel cataloghi di un esperto, Christian parisot, più volte condannato dalla Giustizia? Il ritratto di Soutine, l’ho avuto in mano: è un falso. Anche il suo proprietario lo sa.” Una mancanza del diritto di esercitare con verità dei diritti morali, l’opera del pittore è una preda ideale per i falsari. La quotazione astronomica dell’artista - nel 2015, un Nudo Disteso è stato aggiudicato per circa 160 milioni di Euro a New York – ha fatto ben nascere delle vocazioni. Quando un Modigliani dubbio viene esposto a fianco di opere dal pedigree incontestabile, i visitatori vengono truffati, i comitati scientifici colti in difetto, ma l’opera acquisisce un aspetto di rispettabilità – una truffa in stile classico, la cui posta in gioco, con Modigliani, si eleva a molte decine di milioni di Euro..


A Gênes, soupçons de faux sur l’exposition Modigliani. Deux critiques d’art, l’un italien, l’autre français, mettent en doute l’authenticité d’un tiers des toiles du maître exposées au Palazzo Ducale.

12 giugno, un appassionato e buon conoscitore di Modigliani che ringrazio per l'aiuto datomi nella costruzione di questa pagina, pubblica sulla sua bacheca Facebook una elaborazione grafica 'genesi di un falso' che mette in evidenza delle 'strane similitudini' tra il 'grande nudo disteso- Celine Howard' esposto a Genova e due opere originali di Modigliani: Nudo coricato dal cuscino bianco 1917 (olio su tela 60X92 Staatsgalerie - Stoccarda - Prov. Léopold Zborowski) Nudo sdraiato con le mani al viso 1917 (olio su tela 60X92 Collezione Netter - Prov. Léopold Zborowski). In seguito a una censura da parte di Facebook per violazione "displaying nudity" il post è stato rielaborato 'artigianalmente' dall'autore che ha provveduto a coprire le parti intime presenti nel dipinto.

Il 15 giugno, Marc restellini torna all'attacco con un comunicato pubblicato sulla pagina dell'institut Restellini:

In risposta agli organizzatori in riferimento alla scandalo dell’affare Modigliani a Genova. Le risposte degli organizzatori dell’esposizione alla denuncia che ho depositato presso le autorità italiane concernenti l’esposizione dei falsi noti a Palazzo Ducale di Genova rivelano una vera e propria fiera delle falsità. Tra le conferenza stampa e le differenti interviste che leggo sulla stampa italiana devo appellarmi ai seguenti fatti: - Ho informato le autorità italiane in maniera sostenuta sulla base di indicazioni scientifiche che attestano elementi di prova concernenti le contraffazioni. - Tutte le opere interessate, contrariamente a ciò che è stato detto, non si basano su ALCUNA documentazione antica e non sono apparse, nel migliore dei casi, prima del 1970. Ciò che è dichiarato dagli organizzatori intervistati è assolutamente falso. Nessuna di queste opere dispone delle seppur minima traccia documentale credibile, seria, d’epoca. E quando esistente, si tratta di documentazione, con tutta probabilità, falsificata. - Gli argomenti degli intervenuti sono molto pericolosi per la loro difesa poiché tutti mi conoscono perfettamente ed hanno avuto modo di lavorare con me in passato. Per alcune di queste opere, conoscono perfettamente la mia posizione sull’autenticità. Non possono, ad iniziare dal responsabile dell’esposizione ed il suo curatore, dichiarare di non esserne a conoscenza. Così facendo, corrono un rischio molto grande dimostrando così la loro collusione con questa enorme frode che consiste nell’esporre ed ingannare un pubblico che non ha la competenza per giudicare ciò che loro impongono benché debbano essere i garanti dell’integrità e dell’autenticità delle opere che espongono. - Gli organizzatori si rifugiano dietro a partecipazioni ad esposizioni di Musei nazionali francesi per validare delle opere contraffatte, lasciando così intendere che le istituzioni nazionali francesi sarebbero disponibili nell’aiutarli a validare dei falsi noti. Ho, a questo titolo, informato il Ministro della Cultura francese ed informerò, ugualmente e tenuto conto della vastità dello scandalo, il Procuratore della Repubblica francese per fare luci su questi atti illeciti. - Ricordo, tuttavia, a tutti gli interessati che dispongo di una sentenza di giustizia della Corte di appello di Parigi che mi conferisce un diritto ed un obbligo morale importante in qualità di esperto, legata al mio ruolo ed alla mia conoscenza dell’artista, di denunciare e di agire contro azioni fraudolente a cui io venga a conoscenza. Ho avuto il torto di pensare che le condanne a carico del falsario Christian PARISOT fossero sufficienti a far sparire i falsi da lui pubblicati. Non è stato chiaramente sufficiente ed è la ragione per cui, in virtù del giudizio, richiederò il sequestro e la distruzione di queste opere e, d’altra parte attuare, a partire da oggi, un servizio nell’Istituto Restellini che si porrà lo scopo di porre fine all’attività di ogni istituzione o individuo ritenuti complici nell’esporre e nella diffusione di falsi Modigliani.


In risposta agli organizzatori in riferimento alla scandalo dell’affare Modigliani a Genova. Marc Restellini.



Il 16 giugno, da un articolo pubblicato su Il Giornale, apprendiamo che si attende a giorni la perizia di Mariastella Margozzi, direttrice della Galleria d'arte moderna di Roma interpellata dagli inquirenti dopo l'apertura di un fascicolo presso la procura di Genova riguardo alle opere incriminate da Pepi e Restellini. In questo articolo Rudy Chiappini, a proposito di Restellini, asserisce che l'esperto francese: «annuncia nel 2001 di voler pubblicare un suo catalogo ragionato - Il 1° gennaio 2015 l'Institut Wildenstein di Parigi, che gli aveva commissionato l'incarico, gli ha ritirato il mandato». Inoltre leggiamo «che tra gli autori dei cataloghi di riferimento per questa mostra c'è Christian Parisot. Con Restellini non si amano affatto e sono stati protagonisti in passato di vicende giudiziarie a dir poco surreali circa falsi Modigliani».


si attende a giorni la perizia di Mariastella Margozzi, direttrice della Galleria d'arte moderna di Roma interpellata dagli inquirenti dopo l'apertura di un fascicolo presso la procura di Genova riguardo alle opere incriminate da Pepi e Restellini.

Dopo ave letto il catalogo di Genova, decido di rispondere a Rudy Chiappini il quale continua a difendere le proprie scelte cercando di screditare Pepi accusandolo di non potersi vantare delle 'pubblicazioni scientifiche' su Amedeo Modigliani. In questo catalogo, che ritengo davvero spicciolo nei contenuti e per niente'scientifico', riscontro diverse inesattezze che riporto nel mio post. Voglio anche accertarmi se davvero le opere dichiarate false da Carlo Pepi e da Marc Restellini sono state esposte in musei di importanza internazionale come assicurato da Rudy Chiappini, fermo restando che - ovviamente -, un falso rimane tale a prescindere dall'importanza dei luoghi, seppur importanti, in cui viene esposto.
Prendo in esame il catalogo della mostra di Praga, una delle 'prestigiose' esposizioni citate dal curatore della mostra di Genova, dove venne esposto per la prima volta la "cariatide rossa" e "gli sposi". Mi è bastato davvero poco per capire che di 'prestigioso' in questa esposizione c'era davvero ben poco, semmai sarebbe più giusto parlare di una mostra di falsi!

Tra queste opere esposte a Praga nel 2011, troviamo il "ritratto di Hanka Zborowska" un'opera che richiama alla mente la mostra "Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi" inaugurata il 21 novembre 2015, allestita alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo curata da Romano Boriosi e promossa dall’associazione culturale Editebro, in collaborazione con il Comune di Arezzo e la Rosini Gutman Collection. Ancor prima dell'inaugurazione, Carlo Pepi fece presente che l’immagine riportata sulla brochure di presentazione dell’evento è “notoriamente” un falso, così «come diverse sculture in bronzo presenti che all'Artista non è mai venuto neppure lontanamente nella mente di fare».

 Modigliani in mostra a Arezzo 2015

Il 19 giugno assistiamo a un colpo di scena. Marc Ottavi, catalogatore ufficiale delle opere di Kisling, invia una lettera a Palazzo Ducale e per conoscenza all'Institut Restellini, con la quale dichiara false le tre nature morte incriminate da Carlo Pepi e da Marc Restellini, i quali si erano schierati contro la doppia attribuzione Modigliani - Kisling riportata nel catalogo della mostra.

Nuovo rimbalzo nello scandalo dei falsi Modigliani a Genova.
L'istituto ha ricevuto una copia di una lettera indirizzata a Palazzo Ducale da Marc Ottavi - esperto di Kisling di cui prepara il catalogo ragionato. Indica che le opere di Kisling presentate sono anche false.
Ecco la copia.
Lascio ognuno giudice di ciò che sta succedendo.
Marc Restellini

Nuovo rimbalzo nello scandalo dei falsi Modigliani a Genova.
L'istituto ha ricevuto una copia di una lettera indirizzata a Palazzo Ducale da Marc Ottavi - esperto di Kisling di cui prepara il catalogo ragionato. Indica che le opere di Kisling presentate sono anche false. 
Ecco la copia. 
Lascio ognuno giudice di ciò che sta succendendo. 
Marc Restellini

Signori,
Ho ricevuto il vostro catalogo della mostra attuale del pittore Amedeo Modigliani, edizione Skira.
La presente esposizione del maestro contiene dipinti attribuiti a Kisling e Modigliani - Kisling.
Vi informo che i numeri 37, 38, 39 non provengono dalla mano di Kisling, avevo avvertito Christian Parisot da oltre 3 anni che questi dipinti sono falsi.
Per vostra informazione le provenienze sono false.
Il dipinto n°40 non proviene dalla mano di Kisling, il dipinto è falso, queste opere sono state riprodotte su una pubblicazione illegale, pubblicata nel 2008, e finanziato dal signor Joseph Guttmann, potere vedere il video tape : https://www.youtube.com/watch?v=3anFxqeqeqk
Pertanto Vi invito a ritirare immediatamente le opere sopracitate e avvisare contemporaneamente i proprietari.
Nell'attesa di una vostra risposta, porgo distinti saluti.
Marc Ottavi
N.B. I dipinti sopracitati saranno riportati quanto prima nel mio catalogo Kisling come opere false, sia di Modigliani - Kisling, che come falsi Kisling.
N.B. Per il numero 41 non abbiamo nessuna notizia della sua creazione nel 1932 negli archivi del pittore Kisling, non figura in nessuna pubblicazione che sia stato esposto a parigi nel 1937. È apparso per la prima volta nel 2008 in un catalogo Tomo 4 pag 292 n° 11, per lo stesso catalogo Joseph Guttmann.
N.B. Potete vedere il video tape: YouTube: Jean Kisling et Marc Ottavi art business.


Signori, 

Ho ricevuto il vostro catalogo della mostra attuale del pittore Amedeo Modigliani, edizione Skira.
La presente esposizione del maestro contiene dipinti attribuiti a Kisling e Modigliani - Kisling.
Vi informo che i numeri 37, 38, 39 non provengono dalla mano di Kisling, avevo avvertito Christian Parisot da oltre 3 anni che questi dipinti sono falsi. 
Per vostra informazione le provenienze sono false.
Il dipinto n°40 non proviene dalla mano di Kisling, il dipinto è falso, queste opere sono state riprodotte su una pubblicazione illegale, pubblicata nel 2008, e finanziato dal signor Joseph Guttmann, potere vedere il video tape :

Pertanto Vi invito a ritirare immediatamente le opere sopracitate e avvisare contemporaneamente i proprietari. 
Nell'attesa di una vostra risposta, porgo distinti saluti. 

Marc Ottavi

N.B. I dipinti sopracitati saranno riportati quanto prima nel mio catalogo Kisling come opere false, sia di Modigliani - Kisling, che come falsi Kisling. 


N.B. Per il numero 41 non abbiamo nessuna notizia della sua creazione nel 1932 negli archivi del pittore Kisling, non è identificabile esposizione a Parigi 1937. È apparso per la prima volta nel 2008 in un catalogo Tomo 4 pag 292 n° 11, per lo stesso catalogo Joseph Guttmann. 

N.B. Potete vedere il video tape: YouTube: Jean Kisling et Marc Ottavi art business.


Nello stesso giorno arriva la replica del Ducale pubblicata nel sito de Il Secolo XIX, dove leggiamo: «Peccato, però, per Ottavi, che la Fondazione Ducale sia in grado di esibire attraverso il curatore della mostra la documentazione che attesta che il figlio di Kisling in persona, Jean Kisling, attribuì senza alcun dubbio al padre quelle opere, ringraziando l’autore di un catalogo per averle incluse».
Vengono anche riportate le autentiche redatte dal figlio di Kisling, Jean:

Moïse Kisling 1891-1953 & amedeo modigliani 1884-1920 Natura morta con ritratto di Moïse Kisling di Modigliani olio su tela 74.5 x 84 cm firma in alto a destra dipinta nel 1918 provenienza Collezione S. Shchukin, 1919 Mosca Collezione Museo Tratkovia Mosca (in prestito) Coll. priv. USA Coll. priv. Israele Esposizioni Museo Tratkovia Mosca 1920-1922 (in prestito) Galleria Sanjo Gion, Moïïse Kisling, 2000, cat. n.o 15 letteratura Kisling edito da Jean Kisling, vol IV, 2008, p.313, cat. no. VIII riproduzione a colori

Moïse Kisling 1891-1953 & amedeo modigliani 1884-1920 Natura morta con ritratto di Moïse Kisling di Modigliani olio su tela 74.5 x 84 cm firma in alto a destra dipinta nel 1918 provenienza Collezione S. Shchukin, 1919 Mosca Collezione Museo Tratkovia Mosca (in prestito) Coll. priv. USA Coll. priv. Israele Esposizioni Museo Tratkovia Mosca 1920-1922 (in prestito) Galleria Sanjo Gion, Moïïse Kisling, 2000, cat. n.o 15 letteratura Kisling edito da Jean Kisling, vol IV, 2008, p.313, cat. no. VIII riproduzione a colori

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 92x 73 cm firmatain alto a destra, questa opera è stata realizzata nel 1926. parigi, 27 ottobre 1999 Jean Kisling

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 92x 73 cm firmatain alto a destra, questa opera è stata realizzata nel 1926. parigi, 27 ottobre 1999 Jean Kisling

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 75x 57 cm firmata due volte uin basso a destra, questa opera è stata realizzata nel 1912. Parigi, 20 agosto 1991 Jean Kisling Questo dipinto sarà riprodotto nel tomo III del catalogo Kisling

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 75x 57 cm firmata due volte uin basso a destra, questa opera è stata realizzata nel 1912. Parigi, 20 agosto 1991 Jean Kisling Questo dipinto sarà riprodotto nel tomo III del catalogo Kisling

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 110x 65 cm firmata in alto a destra, questa opera è stata realizzata nel 1929. parigi, 30 Giugno 1998 Jean Kisling

Io sottoscritto Jean Kisling certifico che il dipinto rappresentato su questa foto è un'opera autentica di mio padre ed è un olio su tela con misure di 110x 65 cm firmata in alto a destra, questa opera è stata realizzata nel 1929. parigi, 30 Giugno 1998 Jean Kisling


Leggendo queste certificazioni a firma di Jean Kisling, notiamo che in essi non vengono specificati a quale opera/e si riferiscono, ma a parte questo 'piccolo' particolare, questi documenti non possono ritenersi delle prove sufficienti per stabilire l'autenticità delle opere, così come non lo sono i certificati di autenticità redatti da Jeanne Modigliani per le opere del padre.

Marc Ottavi: nella mostra di Genova sono esposti 4 falsi Kisling

Il 21 giugno, pubblico su Facebook la bizzarra storia del 'grande nudo disteso' esposto a Genova, il dipinto che vedrebbe nella persona ritratta Céline Howard, moglie dello scultore americano Cecil Howard, ponendo dei dubbi sull'autenticità della documentazione che accompagna questa opera.
Il 22 giugno, ancora un'altra tegola cade sull'esposizione di Genova.
Sulla pagina dell'Institut Restellini, infatti, vengono pubblicati 10 documenti inviati a Palazzo Ducale e per conoscenza a Marc Restellini dall'esperto di Kisling Marc Ottavi. 


Risposta circa lo scandalo Modigliani / Kisling
Come ho detto nella mia intervista a e ripeto qui: è noto e pubblico che Jean Kisling dagli anni 1980-90 non aveva più la capacità di fare il catalogo delle opere di suo padre. Invocare i suoi certificati e pubblicazioni come riferimento di autenticità non è credibile. La risposta ufficiale di Marc Ottavi inviata a Palazzo Ducale e di cui mi ha dato copia lo conferma se vi fosse ancora il minimo dubbio. Ancora una volta, lascio ognuno giudice delle manovre che vengono utilizzate per non immediatamente rispondere al riguardo delle opere controverse.
Marc restellini

Risposta circa lo scandalo Modigliani / Kisling
Come ho detto nella mia intervista a e ripeto qui: è noto e pubblico che Jean Kisling dagli anni 1980-90 non aveva più la capacità di fare il catalogo delle opere di suo padre. Invocare i suoi certificati e pubblicazioni come riferimento di autenticità non è credibile. La risposta ufficiale di Marc Ottavi inviata a Palazzo Ducale e di cui mi ha dato copia lo conferma se vi fosse ancora il minimo dubbio. Ancora una volta, lascio ognuno giudice delle manovre che vengono utilizzate per non immediatamente rispondere al riguardo delle opere controverse.
Marc restellini

Marc Ottavi Perito Esperto XIX e XX sec.
All'attenzione del Sig. Chiappini
Palazzo Ducale
Signore,
una bugia ripetuta dieci volte non è una verità. Un errore di expertise ripetuta dieci volte non rende un dipinto autentico. Siamo al cuore del soggetto, quello delle false provenienze, dalle false imitazioni, delle collezioni inventate destinate ad ingannare famiglie, catalogatori, depositari. In questo gioco di raggiri, è necessario comprendere che lo scopo finale di ogni falsario è la commercializzazione della sua produzione. La prima tappa è di legittimare un falso in base ad una provenienza, e se possibile, difficile da verificare. La seconda tappa è di inventarsi, successivamente, un transito in una collezione nota, leggasi prestigiosa. La terza tappa è di è quella di includerlo (il falso) in diverse pubblicazioni. Il non plus ultra è l'inserimento nel catalogo ragionato, e per questo motivo i falsari sono pronti a pagare l'inserimento dell'opera poiché i costi dell'edizione e della stampa sono senza rapporto se paragonati al beneficio ottenuto. Siamo alla quarta tappa, l'esposizione in un museo nazionale, la più attesa e la più importante, poiché è questa che consentirà la commercializzazione, ed escluderà successivamente ogni rischio di contestazione al riguardo dell'autenticità. Uomo onesto, integro ed amante dell'opera di sua padre, Jean Kisling, pilota di linea la sua professione, oggi ha 95 anni, hanno abusato di lui e convinto con argomenti fallaci con lo scopo di ingannare il suo occhio ed il suo cervello, poco di fronte ad illeciti e falsità di contraffattori qualificati per sfruttare ogni difetto e godere di approfittare di ogni debolezza. Non commenterò qui, di fatto per un maggior possibile sviluppo, lo stile mediocre che non corrisponde ne all'uno né all'altro dei due artisti, laddove la realizzazione pittorica catastrofica delle opere contestate (Modigliani-Kisling) presenti nell'esposizione di Genova. Nell'errore di aver potuto ricostituire l'atelier della Via Joseph Bara, i quadri sono dipinti in primo piano onde evitare ogni errore storico relativo ai luoghi. Riprendono e rappresentano tutte le chiacchiere attribuite ai due pittori: interno presunto di Kisling con i suoi pennelli e sculture in pietra o quadretti di Modigliani smarriti nel decoro ma che dovrebbero rappresentare una riduzione pittorica della sua opera. Ciascuno di questi quadri è disposto in modo teatrale, inventata ed aneddotica. L'interesse proviene anche dalle provenienze indicate e dai sospetti sollevati. I quadri 37 -38 -39 iscritti al catalogo come essere della mano di Modigliani e Kisling indicati come prodotti nel 1918, proverrebbero da Léopold Zborowski, noto mercante d'arte. Il catalogo dell'esposizione indica che nel 1920 o 1922, questi quadri sarebbero stati raffigurati nella collezione Serguei Chtchoukine a Mosca. Incredibili informazioni relative a due provenienze prestigiose ma non basate su alcuna prova. facciamo presente con tutta semplicità che nessuno di questi dipinti sia stato scelto nell'esposizione della collezione Chtchoukine, conclusa a Parigi qualche mese fa. Sfortunatamente per i falsari, gli archivi Serguei Chtchoukine sono stati resi accessibili nell'occasione di questa esposizione parigina nel 2016. La collezione Chtchoukine è stata acquisita nel 1918. Un inventario è stato redatto dal figlio che è stato nominato conservatore dal nuovo governo. Nessun dipinto è stato acquisito da Chtchoukine dopo il 1918, quando si trovava ancora Mosca. Le provenienze e le date indicate sono false. I dipinti contestati essendo stati realizzati negli anni 1990, i faslari non potevano conoscere questi dettagli perché non ancora resi pubblici. Nessuna collocazione di questi dipinti è verificabile dal 1920 alla loro apparizione nel 2000!! Una anomalia per dei dipinti di così prestigiosa provenienza ed importanza mentre dal 2000 al 2017 le esposisioni si susseguono. Tokyo 2000, Ancona Caserta 2003, Bari 2003, Taiwan 2011, Brasile 2011-2012, Seoul 2015 e Genova 2017. Notiamo che i cinque dipinti contestati di Genova, 37, 38, 39, 40 e 41 sono stati pubblicati (lista incompleta) in un opera illegale su Moïse Kisling pubblicata nel 2008 e della quale Jean Kisling ne ha pubblicamente richiesto la distruzione (Youtube: Kisling-Ottavi) Nello pseudo tomo IV su Moïse Kisling (illegale) il dipinto 37 è pubblicato a pag 314 al n° 9 (informazione omessa da Genova) il 38 è pubblicato a pag 315 al n° 10 (informazione omessa da Genova) il 39 è pubblicato a pag 313 al n° 8 il 40 è pubblicato a pag 133 al n° 24 (informazione omessa da Genova). Per questo dipinto è stata anche omessa la provenienza "Alfred Fleichtheim Dusseldorf" come indicata nell'opera illegale pubblicata nel 2008, tale provenienza abbondantemente utilizzata dal falsario Beltracci. Il 41 pubblicato a pagina 292 al n° 11: l'informazione che porta al tomo 3 dell'opera di Moise Kisling n° 3 pagina 16 si riferisce ad un altro dipinto che raffigura Ingrid ed attualmente rappresentato al 41. Questo dipinto n° 41 non figura in nessuna pubblicazione come essere stato esposto a Parigi nel 1937 (indicazione erronea di Genova che non precisa né il luogo, né la pubblicazione). In un ambiente artistico in cui coabitano falsità, corruzione, ignoranza e negazione, la mia opinione di esperto è che i dipinti 37, 38, 39, 40 e 41 sono dei falsi che non possono trovarsi in un museo. Invito i curatori a prenderne coscienza ed a rimuoverli dalla loro esposizione. Sarebbe, per loro, un atto di coraggio piuttosto che offrire una legittimità supplementare a dei falsi. Ma non scagliamo pietre ai direttori dell'esposizione di Genova poiché si sono riferiti a documenti falsi, difficili da verificare e destinati ad ingannarli. Marc Ottavi Autore del catalogo ragionato di Moise Kisling T4 ed aggiuntivo ai tomi 1,2 e 3, attualmente in corso di completamento. Allegati: lettera autografa di Jean Kisling relativa alla distruzione dell'opera su Moise Kisling del 9 giugno 2009; lettera firmata da Jean Kisling relativa alla distruzione pubblica dell'opera su Moise Kisling del 20 aprile 2011; lettera firmata da Jean Kisling ai periti in data 27 settembre 2012; lettera firmnata da Jean Kisling all'attenzione della camera dei periti del 9 ottobre 2012; lettera firmata da Jean Kisling all'attenzione della Camere dei Commissari "Priseurs" 9 ottobre 2012; lettera firmata da Jean Kisling e Dominique Kisling-Pichot all'attenzione della Signora Eliane Houlette, commissario del governo, del 18 settembre 2013

Lettera di Marc Ottavi a Rudy Chiappini
Lettera di Marc Ottavi a Rudy Chiappini

Lettera di Marc Ottavi a Rudy Chiappini

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

Non avendo firmato il "buono per la stampa" per la pubblicazione del tomo IV di Moïse Kisling, chiedo alla tipografia Canale di non diffondere l'opera in questo nel suo stato attuale, che comporta numerosi errori e questo in attesa delle mie correzioni Parigi, 9 gennaio 2009 Jean Kisling

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

Sig.ra Dominique Kisling Pichot Sig.ra Commissario del Governo, faccio seguito alla nostra dell'11 settembre 2012, le confermo che Jean Kisling, mio padre, è in tutela obbligata da 5 anni. Jean Kisling, nato nel 1922, ha consacrato tutta la sua vita all'opera di suo padre, il pittore Moïse Kisling (1891-1953) E' all'origine della pubblicazione dei cataloghi ragionati tomo 1 (1971) tomo 2 (1982) e tomo 3 (1995) Nel 2008, mentre Jean Kisling veniva posto in tutela obbligata (curatelle), un'opera che aveva la pretesa di essere frutto del suo lavoro è stata pubblicata senza che ne potesse verificare il contenuto e che non assicura l'autenticità delle opere riprodotte. All'apparizione, Jean Kisling ha constatato che l'opera (nominata Tomo IV) comportava dipinti dubbi, contestati, ed oltre. Tenendo conto della sua età e dalle frequenza delle sollecitazioni legate ad autentificazioni, Jean Kisling, desidera che sia io stessa, sua figlia Dominique Kisling Pichot, ad assistere alle future riunioni di expertise. Le saremo perciò grati, Signora Commissario del Governo, di informare tutti gli operatori del mercato che sollecitano perizie o conferme di autenticità che contattino a partire da ora lo studio del perito Marc Ottavi, 12 rue Rossini 75009, poiché noi gli affidiamo l'incarico di centralizzare e di definire le procedure. Ringraziandola anticipatamente per l'attenzione che vorrà porre a questa richiesta, la preghiamo, Signora Il Commissario del Governo, di gradire i nostri più distinti saluti. Dominique Kisling Pichot / Jean Kisling

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

Oggetto: distruzione pubblica dell’opera di Moise Kisling edita illegalmente nel 2008
Giovedì 5 maggio 2011 Jean Kisling, figlio avente diritto ed esperto di Moïse Kisling (1891-1953), distruggerà pubblicamente alle 11 in rue Rossini, 12 (75009) la parte in suo possesso dell'opera su Moise Kisling essendo stata stampata senza il suo accordo ed illegalmente da Canale Edizioni Torino e presentata indebitamente da quest'ultimo come Tomo IV del catalogo ragionato dell'opera di Moïse Kisling. Parigi, 20 Aprile 2011 Jean Kisling


 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

Per ciò che concerne il tomo IV del catalogo ragionato di Moïse Kisling, il sottoscritto Jean Kisling figlio dell’artista dichiara di non aver dato l’autorizzazione di stampa di questo volume alla tipografia Canale. Constatando irregolarità ed errori gravi presenti nel tomo IV, chiedo la distruzione delle stampe. 9 Giugno 2009 Jean Kisling Documento redatto in presenza di Marc Ottavi ed Armand Israel.

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

All’attenzione dei Signori Periti
Con la presente lettera vi informo e desidero darvi comunicazione ai periti affiliati che un’opera è stata stampata nel 2008 col titolo “Moïse Kisling tomo IV edita da Jean Kisling Canal Arte Edizioni”. Questa opera è stata stampata senza la mia autorizzazione e senza il mio accordo e comporta tra l’altro delle riproduzioni di quadri che non conosco e che non provengono dalla mano di Moise Kisling (1891-1953). Perciò vogliate contattarmi prima di fare uso di questa referenza bibliografica. Vi prego di ricevere, Signori periti, il miei più cordiali saluti

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

All’attenzione della Camera degli esperti (periti)
Con la presente lettera vi informo e desidero darvi comunicazione ai periti affiliati che un’opera è stata stampata nel 2008 col titolo “Moise Kisling tomo IV edita da Jean Kisling Canal Arte Edizioni”. Questa opera è stata stampata senza la mia autorizzazione e senza il mio accordo e comporta tra l’altro delle riproduzioni di quadri che non conosco e che non provengono dalla mano di moise kisling (1891-1953). Perciò vogliate contattarmi prima di fare uso di questa referenza bibliografica. Vi prego di ricevere, Signori periti, il miei più cordiali saluti.
Parigi 9 ottobre 2012
Autore dei cataloghi ragionati Tomo I II e III
Jean Kisling


 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

Per ciò che concerne il tomo IV del catalogo ragionato di Moise Kisling, il sottoscritto Jean Kisling figlio dell’artista dichiara di non aver dato l’autorizzazione di stampa di questo volume alla tipografia Canale. Constatando irregolarità ed errori gravi presenti nel tomo IV, chiedo la distruzione delle stampe.
9 Giugno 2009
Jean Kisling
Documento redatto in presenza di Marc Ottavi ed Armand Israel

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

All’attenzione dei Signori Periti
Con la presente lettera vi informo e desidero darvi comunicazione ai periti affiliati che un’opera è stata stampata nel 2008 col titolo “Moïse Kisling tomo IV edita da Jean Kisling Canal Arte Edizioni”. Questa opera è stata stampata senza la mia autorizzazione e senza il mio accordo e comporta tra l’altro delle riproduzioni di quadri che non conosco e che non provengono dalla mano di Moïse Kisling (1891-1953) Perciò vogliate contattarmi prima di fare uso di questa referenza bibliografica. Vi prego di ricevere, Signori periti, il miei più cordiali saluti

 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

All’attenzione della Camera degli esperti (periti).
Con la presente lettera vi informo e desidero darvi comunicazione ai periti affiliati che un’opera è stata stampata nel 2008 col titolo “Moïse Kisling tomo IV edita da Jean Kisling Canal Arte Edizioni”. Questa opera è stata stampata senza la mia autorizzazione e senza il mio accordo e comporta tra l’altro delle riproduzioni di quadri che non conosco e che non provengono dalla mano di Moïse Kisling (1891-1953) Perciò vogliate contattarmi prima di fare uso di questa referenza bibliografica. Vi prego di ricevere, Signori periti, il miei più cordiali saluti
Parigi 9 ottobre 2012 Autore dei cataloghi ragionati Tomo I II e III Jean Kisling


 documento inviato da Marc Ottavi a Palazzo Ducale

All’attenzione dei Signori Commissaires Priseurs Con la presente lettera vi informo e desidero darvi comunicazione ai periti affiliati che un’opera è stata stampata nel 2008 col titolo “Moise Kisling tomo IV edita da Jean Kisling Canal Arte Edizioni”. Questa opera è stata stampata senza la mia autorizzazione e senza il mio accordo e comporta tra l’altro delle riproduzioni di quadri che non conosco e che non provengono dalla mano di Moise Kisling (1891-1953) Perciò vogliate contattarmi prima di fare uso di questa referenza bibliografica. Vi prego di ricevere, Signori Commissari, il miei più cordiali saluti Parigi 9 Ottobre 2012 Autore del catalogo ragionato 1,2 e 3 Jean Kisling


La notizia viene riportata in un articolo uscito su Il Giornale in cui troviamo una dichiarazione di Restellini che sostiene la posizione di Ottavi, ricordando che per il catalogo ragionato di Kisling è al lavoro la nipote e che molti falsi sono frutto di un «abuso» a danno di Jean, ormai anziano signore.
Da Parigi, Restellini chiarisce per iscritto la sua posizione: «In mostra ci sono 7 dipinti falsi di cui un recto-verso, quindi possono essere considerati otto. Ho ritenuto mio dovere farne segnalazione alle autorità italiane. Ma dubito anche dell'attribuzione di un altro dipinto e di cinque disegni». Restellini ritiene che il curatore Chiappini non abbia potuto fornire alcun materiale probatorio scientifico sufficiente perché «non c'è niente su queste opere prima degli anni '70. E non esistono opere anche apparse in quegli anni senza la minima traccia documentaria anteriore. Modigliani è un pittore molto più documentato di quanto non si dica, basta lavorare». In particolare a proposito del Nudo di Céline Howard: «è la sola documentazione cosiddetta antica ed è falsificata, ne ho le prove materiali e sono sbalordito che ad oggi non mi siano state richieste. Se necessario, le renderò pubbliche». E a proposito del ritratto di Chaïm Soutine: «i proprietari mi hanno commissionato una expertise completa prima di questa esposizione e la mia risposta è stata senza appello: è un falso, nero su bianco. Com'è stato possibile vederlo in mostra qualche settimana dopo?». Restellini ad oggi ha diretto tre musei, organizzato 140 esposizioni tra cui cinque retrospettive di Modigliani nel mondo viste da milioni di spettatori, creato la Pinacoteca di Parigi, chiusa nel 2016 e per 13 anni tra i musei più frequentati della capitale: «So quindi molto bene quale sia la responsabilità di un direttore di museo rispetto non solo alle opere, ma anche al pubblico che ha il dovere di rispettare ed educare. L'obbligo morale è innanzitutto quello di non ingannare il pubblico che non è in grado di giudicare. Davanti al minimo dubbio la reazione può essere una sola: l'immediato décrochage delle opere sospette. E non è stato fatto».
A proposito del catalogo il cui incarico secondo Rudy Chiappini gli sarebbe stato revocato dall'Istituto Wildenstein: «Si tratta di una di quelle contorsioni volte a coprire la mancanza di argomentazioni solide: il catalogo gode di ottima salute come il mio rapporto con Guy Wildenstein con cui abbiamo deciso di lavorare separatamente e sarà pubblicato entro l'anno». 
Alla domanda da parte della giornalista de Il Giornale che gli chiede cosa intende fare se alla fine l'autenticità delle opere in mostra non venisse disconosciuta, l'esperto francese risponde: «Non riesco neanche a immaginarlo. Ma qualunque cosa accada io vado avanti, rispetto a Carlo Pepi ho dalla mia parte una legislazione differente e i tribunali francesi. Quelle opere le cercherò ovunque e le farò distruggere, non ci stanno a fare nulla in un museo».

Esce anche un interessantissimo articolo "Modigliani: i motivi di un successo inarrestabile" scritto da Gloria Fossi, famosa storica dell'arte medievale e moderna, scrittrice e giornalista che ha iniziato la propria carriera lavorando fianco a fianco con Feredico Zeri: da leggere assolutamente!

In un post su Facebook, Il 26 giugno pubblico una mia considerazione a proposito della documentazione che accompagna la "Cariatide rossa (recto)"  e "Gli sposi (verso)". 

Il 27 giugno arriva la relazione preliminare dell'esperta Mariastella Margozzi incaricata dalla Procura per dirimere ogni dubbio sull'autenticità delle opere incriminate dai due esperti di Modigliani Pepi - Restellini, ai quali si è aggiunto Marc Ottavi per le 4 opere di Kisling dichiarate da lui false. Secondo l'esperta della Galleria d'arte moderna di Roma ed ex direttrice del Museo Boncompagni Ludovisi «alcune opere esposte nella mostra di Palazzo Ducale su Modigliani sarebbero false». 
I dubbi della Margozzi - si legge nell'articolo pubblicato dall'Ansa - si baserebbero sui tratti caratteristici della pittura dell'artista livornese, tratti che mancherebbero o che non corrisponderebbero in alcune tele in esame. La relazione è stata portata oggi, a Genova, dai carabinieri del nucleo tutela patrimoniale di Roma ai pm genovesi che indagano sulla vicenda. Per fugare ogni dubbio, la procura (procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e pm Michele Stagno) nominerà nei prossimi giorni un super-esperto che esaminerà i dipinti. L'ipotesi di reato, a carico di ignoti, è quella di una violazione del codice dei beni culturali e paesaggistici, in particolare la falsificazione di opere d'arte.

La notizia viene ripresa da Il Secolo XIX che nel suo articolo online riporta una falsa notizia - come vedrete, non veritiera - che vede Restellini come «un ex allievo di Christian Parisot, primo presidente dell’Archivio Modigliani creato in Francia dalla figlia dell’artista Jeanne, e autore d’uno dei cataloghi fondamentali ai quali si è rifatta l’organizzazione genovese», inoltre leggiamo che  «I due da anni sono impegnati in un aspro conflitto, e Parisot aveva già vinto una causa per diffamazione contro Restellini, che lo accusava proprio di aver esposto tele false di Modì a Venezia». Sempre in questo articolo, oltre alla solita difesa degli organizzatori della mostra di Genova, viene anche ripresa la notizia pubblicata dall'Ansa relativamente alla Margozzi che appare come co-autrice in un catalogo insieme a Marc Restellini, infine appendiamo che «Palazzo Ducale rinvia ogni argomento di merito ai curatori e attende con fiducia la nomina di un perito super partes che contribuisca a fare chiarezza e a fugare ogni possibile dubbio». 
In questo articolo - incredibilmente - si parla di Parisot senza citare che egli è stato condannato per contraffazione e frode nel 2008 in Francia per aver messo in circolazione dei falsi Jeanne Hébuterne e arrestato nel 2012 in Italia con l'accusa di contraffazione e frode, per aver messo in circolazione dei falsi Modigliani per una valore di circa 6 milioni e 650mila euro. Per quanto riguarda la mostra di Venezia, la verità è che Restellini dichiarò false diverse opere esposte alla Marciana nel 2005 e, in seguito, vinse la causa contro Parisot davanti al Tribunale francese che per questo gli conferì l'autorizzazione a pronunciarsi sulle opere di Amedeo Modigliani. La diceria che Restellini è stato un ex allievo di Parisot ci viene tramandata proprio dalla mostra di Venezia e la possiamo leggere in questo articolo.

L'unico 'rapporto' tra i due risale al 1989, quando Marc Restellini organizzò una esposizione - (Ritratti e Paesaggi di Zborowski) Parigi, Carrefour Vavin 1989 - e, pensando che Parisot detenesse i diritti morali sulle opere di Modigliani, si sentì obbligato a chiedere la sua autorizzazione per esporre le opere dell'artista. Parisot gli concesse questa licenza, chiedendo in cambio di scrivere il testo del catalogo inserendo nella mostra 10 disegni a suo dire autentici, ma quando Restellini vide queste opere, capì immediatamente che non lo erano affatto. Fu per Marc Restellini un errore, ma era giovane e non conosceva il 'personaggio', inoltre aveva avuto l'occasione di esporre i dipinti di suo nonno, il pittore Antcher. Altra cosa da evidenziare è che al tempo, Marc Restellini era docente di storia dell'arte alla Université Paris-Sorbonne, mentre Parisot esercitava la professione di professore alla scuola superiore di arte e disegno a Orléans, quindi è più probabile ipotizzare che sia stato Parisot allievo di Restellini..
Guardando il catalogo di questa mostra veneziana, non posso far altro che dar ragione a Restellini. Oltre a diverse opere che non ritengo autentiche e altre che sono sicuramente false, come ad esempio una scultura in bronzo e un disegno a matita blu firmata "Dedo" con dedica al fratello "Menè" (nessun lavoro di Modigliani venne recuperato dalla famiglia) opere entrambe sequestrate durante l'arresto di Parisot (indagne partita in seguito alla mostra "Amedeo Modigliani - i ritratti dell'anima" allestita a Castel Urbino di Catania dove fu esposto un inedito "ritratto a Sant'Agata" dichiarato falso da Carlo Pepi insieme ad altre opere), vengono riportate anche delle inesattezze storiche con l'intento di collocare Modigliani in Sardegna al fine di 'sfornare' altri falsi, come ad esempio il ritratto di Medea Taci attribuito incredibilmente a Modigliani.

Per quanto riguarda l'accusa rivolta a Mariastella Margozzi di non essere super partes, avrei parecchio da ridire. Innanzitutto, credo che prima di incaricarla, la Procura avrebbe dovuto accertarsi se era o meno al di sopra delle parti, ma oltre a ciò, questo fatto non sussiste per il semplice fatto che ella ha anche pubblicato due volumi con Skira ("Mario Sironi - L'Italia illustrata" e "I costruttori: il corpo del lavoro in cento anni di arte italiana"). Il nome di Mariastella Margozzi compare nel catalogo pubblicato sempre da Skira e nel comitato scientifico della mostra "Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo" organizzata dal Comune di Milano con ArtificioSkira nel capoluogo lombardo (Palazzo Reale) nel 2003, un'esposizione seguita a quella allestita al Musée du Luxembourg di Parigi promossa dal Senato Francese, entrambe curate da Marc Restellini.

Marc Restellini: Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo

Carlo Pepi si complimenta con la perita Mariastella Margozzi per aver riconosciuto la presenza di false opere nell'esposizione a Palazzo Ducale, evidenziando il fatto non trascurabile di aver indicato solo quelle sicure e tralasciando quelle incerte, pur convinto che non provengono dalla mano dell'artista

Il 30 giugno l'agenzia Ansa dà l'annuncio che il procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio, nell'ambito dell'inchiesta avviata su presunti falsi di Modigliani esposti a palazzo Ducale di Genova, ha nominato come perito Isabella Quattrocchi, la professoressa che svelò che alcuni dei quadri posseduti dall'ex Nar Massimo Carminati erano falsi. La docente dovrà esaminare i dipinti esposti a Palazzo Ducale. Veniamo a conoscenza inoltre che il giorno precedente, i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio avevano consegnato ai pm genovesi la relazione della consulente Mariastella Margozzi, storica dell'arte e funzionario del Ministero dei Beni culturali, che sostiene che alcune opere in rassegna sono false. Infine su Il Secolo XIX leggiamo che la relazione di Isabella Quattrocchi dovrebbe arrivare tra poche settimane. 

La domanda nasce spontanea: arriverà prima della chiusura della mostra? Il 6 luglio, se lo è chiesto anche Carlo Pepi:

 lo sdegno di Carlo Pepi contro la mostra di Genova che va avanti nonostante tutto..

A proposito del comune di Livorno, l'assessore alla cultura Francesco Belais, il giorno 11 luglio ha scritto una lettera a Palazzo Ducale per chiedere la restituizione delle opere in prestito. 
La risposta del Ducale pubblicata su Il Telegrafo il 13 luglio è un secco no, uscito dalla bocca di Piero Da Passano, direttore della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale il quale, oltre a difendere le scelte di Chiappini, osserva che «sia la Margozzi che la Quattrocchi, ad ogni modo, sono consulenti peritali: ci vuole la parola del magistrato». Per quando riguarda il motivo del suo rifiuto, spiega che «spostare dei quadri non è così semplice. Si deve muovere la Soprintendente e la dogana. L'appuntamento per il loro ritiro, dopo la conclusione della mostra il 16, è già per martedì prossimo. Se accettassimo il ritiro di tre quadri sarebbe come avvalorare i dubbi sull'autenticità degli altri. Un vero schiaffo, al cospetto di altri eminenti musei anche americani (con il rispetto per il vostro Fattori) che attendono la parola dei magistrati».

A due giorni dalla chiusura della mostra di Genova, venerdì 14 luglio, l'agenzia Ansa comunica la notizia di «tre persone indagate e 21 opere sequestrate nell'ambito dell'inchiesta della procura di Genova sui presunti falsi esposti alla mostra su Modigliani a palazzo Ducale». La notizia viene si sparge a macchia d'olio su internet. Dal sito del Tg24 di Sky leggiamo che Il procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e il pubblico ministero, Michele Stagno, hanno disposto il sequestro delle 21 opere - avvenuto il giorno 13 giugno alle 23:00 -, la metà di quelle che facevano parte della mostra, in modo da permettere una serie di rilievi scientifici che saranno eseguiti la prossima settimana. Tra gli esami che verranno effettuati, si prevede anche il prelievo di campioni delle opere sotto indagine per l'analisi dei pigmenti che permetterà di risalire alla datazione corretta dell'opera. Il provvedimento ha preso le mosse dalle indagini dell'esperta Isabella Quattrocchi, nominata dai Pm, la quale, come Isabelle Margozzi, avrebbe sollevato forti dubbi circa l'autenticità delle opere in questione. E' stato confermato che tre persone sono sotto indagine con l'accusa di falso di opere d'arte, truffa e ricettazione, tra questi anche il curatore della mostra, Rudy Chiappini. Palazzo Ducale - leggiamo in una nota pubblicata da Il Secolo XIX - ha deciso di chiudere oggi la mostra su Modigliani. «A fronte degli accertamenti investigativi ancora in corso, sceglie autonomamente per rispetto del pubblico e dei visitatori di anticipare di tre giorni la conclusione della mostra che pertanto da oggi non sarà più visitabile». L'ente genovese si dichiara parte lesa. «Palazzo Ducale rimarca di non avere organizzato direttamente la mostra avendone commissionato la realizzazione e la selezione delle opere, a un partner di prestigio nazionale e internazionale come MondoMostre Skira».

Questo è l'elenco delle 21 opere sequestate (sarebbero 22 in realtà perché in questa lista viene considerato come un'unica opera la "Cariatide Rossa" e "Gli Sposi") pubblicate da Il Secolo XIX:

Opere attribuite a Modigliani:
Testa scultorea, 1910-11, matita grassa su carta; Cariatide Rossa - Gli sposi, 1913, olio su tela; Ritratto di Moricand, 1915, olio su tela; Ritratto di Jean Cocteau, 1916, matita su carta; Ritratto di Chaim Soutine, 1917, olio su tela; Cariatide à genoux, 1913 circa, matita e gouache su carta; Nudo seduto, 1913-1914, matita e acquarello blu su carta; Cariatide, 1914, tempera su carta; Nudo disteso (Ritratto di Cèline Howard), 1918 circa, olio su tela; Ritratto di Moise Kisling, 1916, matita su carta; Testa di donna (Ritratto di Hanka Zborowska?), 1917, olio su tela; Testa di donna dai capelli rossi, 1915, olio su tela; Donna seduta, 1916 circa, matita su carta; Ritratto femminile (La femme aux macarons), 1917, olio su tela; Ritratto di Maria, 1918 circa, olio su cartone.

Opere attribuite sia a Kisling che a Modigliani: L’atelier, 1918 circa, olio su tela; sono:L’atelier, 1918 circa, olio su tela; Natura morta con ritratto, 1918 circa, olio su tela;

Opere attribuite a Kisling: Madame Hanka Zborowska nell’atelier, 1912 circa, olio su tela; Giovane donna seduta, Kiki, 1924 - 26 circa, olio su tela; Grande nudo disteso (Portrait d’Ingrid), 1929-1932 circa olio su tela.

Il 15 luglio, la notizia del sequestro delle 21/22 opere in mostra a Genova, viene riportata da tutti i giornali e TG nazionali.

 Falsi quei Modigliani, la mostra chiude - Corriere della Sera
la maledizione dei falsi Modigliani, scatta il sequesto, stop alla mostra - La Repubblica
 tutti in fila per niente, che meraviglia quelle mostre così false da sembrare vere - Il Giornale
sequestrate 21 opere di Modigliani - Il Tirreno

Il 16 luglio dal sito online di Repubblica, apprendiamo che, oltre alla messa in circolazione dei falsi d'autore che ha portato al sequestro di 21/22 opere in mostra, è nata una nuova ipotesi di reato "truffa ai danni del Ducale" per i curatori dell'esposizione genovese. Oltre al curatore principale Rudy Chiappini, veniamo a conoscenza dei nomi degli altri due indagati: Massimo Vitta Zelman (presidente della società organizzatrice MondoMostre Skira), e Joseph Guttmann, mercante d'arte, proprietario di alcuni dei quadri esposti.

La notizia della truffa in danno della Fondazione è confermata, insieme all'altro filone che segue l'articolo 178 del Codice Beni Culturali: la messa in circolazione di falsi d'autore; quello già noto, che ha fatto scattare i sigilli alle opere e portato alla chiusura anticipata (due giorni prima del previsto) della mostra, disposta dagli organizzatori. «Non potevamo far finta di niente, ci sono due relazioni - spiega il procuratore capo Francesco Cozzi -: la prima di Maria Stella Margozzi, storica dell'arte e funzionario del Ministero dei Beni culturali; la seconda di Isabella Quattrocchi, nostra consulente». Quest'ultima è la docente che svelò la falsità di alcuni quadri posseduti dall'ex Nar Massimo Carminati, coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale.

«Aldilà dei dubbi, però, servono certezze - precisa il procuratore capo - perciò dovranno essere compiuti esami specifici, come le analisi sugli aspetti cromatici e sui materiali usati. Per farli, avevamo bisogno dei dipinti ed evitare che fossero portati via». I sequestri sono scattati per impedire che finissero in un'altra esposizione: "da una parte per tutelare la buonafede dei visitatori, dall'altra per garantire la genuinità del patrimonio artistico e culturale". «Altrimenti - ripete Cozzi - il ruolo della magistratura diventa inefficace. Peraltro - sottolinea - un'opera falsa, di fatto viene autenticata se esposta in una mostra ed acquista valore».

Su Il Secolo XIX vengono riportati i nomi dei protagonisti della querelle sui 'presunti' falsi (accusatori e accusati), tra i quali leggiamo il nome di Joseph Guttmann, già citato da Marc Ottavi nella documentazione da lui inviata a Palazzo Ducale e per conoscenza a Marc Restellini, riguardo all'autenticità di alcuni dipinti attribuiti a Moïse Kisling. In questo articolo viene espresso il sospetto che questo mercante d'arte americano, proprietario di diverse opere in mostra a Genova, abbia utilizzato palcoscenici prestigiosi come Palazzo Ducale per accreditare i propri quadri come autentici e farne aumentare il valore di mercato. Come riportato in questo articolo, il nome di Joseph Guttmann è legato ad un caso clamoroso (riportato in un articolo del New York Times) di un Picasso rubato (sostituito da una falsificazione), che poi è riapparso da Sotheby's nel 1991, portato dallo stesso mercante d'arte per avere una valutazione. Infine, viene menzionata una lettera scritta da un altro mercante d'arte americano, Paul Quatrochi, per scusarsi con Guttman di averlo denunciato per un furto di un Modigliani (il ritratto di Céline Howard).

 Mostra di Modigliani a Genova: sei personaggi  per uno scandalo internazionale

La notizia del sequestro delle opere, viene pubblicata dai famosi quotidiani The Telegraph, El País, New York Times, France24, France Inter, Herald Tribune, Le Point, elperiodico, elnacional, tgcom24, El Norte,Ticino News, Sputniknew, architecturaldigest, boingboing.net, stravizzi.it, lindro.it, www.swr3.de, hyperallergic.com, RTV Slovenija, news.artintern, vesti.ru, chuansong, collection.sina.cn, tass.ru, ria.ru, expointhecity, newsoftheartworld, esquire.ru, perta.ru, mk.ru, russian.rt, abc.es, eluniversal, sevilla.abc, elnuevopais, paneuropeannetworks, artmarketmonitor

17 luglio: la notizia del sequestro delle 21 opere e della relativa chiusura anticipata della mostra di Genova, viene trasmessa da Agorà su RAI 3. L'inviato Simone Carolei ripercorre anche la vicenda del 1984 per poi passare ad intervistare Carlo Pepi: l'unico esperto che dichiarò false le tre teste 'pescate' nei fossi di Livorno e il primo a denunciare la presenza di falsi nella mostra di Palazzo Ducale.



18 luglio da Repubblica (cronaca di Genova): I tre indagati nell'inchiesta sui presunti falsi di Amedeo Modigliani esposti a Palazzo Ducale fino allo scorso giovedì, quando sono stati sequestrati, verranno interrogati dal pm Michele Stagno e dal procuratore aggiuunto Paolo D'Ovidio. Sono stati invitati a comparire Rudy Chiappini (curatore della mostra), Massimo Vitta Zelmann (presidente di MondoMostre Skira) e il collezionista e mercante d'arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere ritenute false.
L'indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico è aperta per i reati di truffa aggravata, false opere d'arte e riciclaggio.
Prima degli interrogatori, però, i pm vogliono attendere gli accertamenti tecnico-scientifici sulle opere, tanto che la Procura formalmente ha incaricato due esperte scientifiche francesi. Le consulenti della magistratura preleveranno campioni di colore, per analizzarne i pigmenti, e dei materiali usati, per capire se sono compatibili con quelli utilizzati dal pittore livornese

Sabato 22 Luglio 2017 esce un articolo su Le Monde che ben descrive la piega e l'ampiezza che hanno preso le indagini sui falsi esposti a Palazzo Ducale.


A Genova, dei Modigliani inopportuni.
La Giustizia ha posto sotto sequestro 21 opere di una esposizione al Palazzo Ducale, sospettate di essere dei falsi.
Roma – Il Corrispondente
E’ insensato: ascoltate, molte di queste tele sono così orribili che non le appenderei nel mio salone!” Il collezionista toscano Carlo Pepi non si calma. Da molti mesi, aveva allertato le autorità italiane sulla presenza di falsi grossolani, posti a fianco di capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, nell’esposizione di Modigliani, aperta il 16 marzo nel Palazzo Ducale di Genova. Due mesi dopo questa denuncia ai Magistrati romani, i Carabinieri sono entrati in azione. La sera del 13 Luglio, tre giorni prima del termine teorico, la manifestazione è stata chiusa. Per le centinaia di migliaia di visitatori ingannati, il male è stato compiuto. E’ necessario soprattutto fare in modo che i quadri non svaniscano nel nulla, prima che si possa procedere ai prelievi che dovranno essere fatti nelle prossime settimane.
La “burla di Livorno”
In totale non sono meno di ventuno delle cinquanta opere esposte che sono state poste sotto sequestro per la perizia. La maggior parte dei quadri incriminati sono ritenuti essere della mano di Amedeo Modigliani (1884-1920), gli altri attribuiti al suo amico Moïse Kisling (1891-1953). A svariate decine di milioni di euro a tela – autentica -, l’esposizione potrebbe in effetti aver mascherato un tentativo di truffa di ampiezza vertiginosa. All’inizio. Ci sono le certezze di un uomo, Carlo Pepi, che denunciava nel mese di maggio, tramite un messaggio Facebook, la presenza a Genova di almeno 13 falsi. Esperto riconosciuto, ma perfetto autodidatta, questo franco tiratore, oggi ottantenne, si era fatto conoscere dal grande pubblico italiano nel 1984, non cadendo in una trappola che è rimasta celebre col nome della “burla di Livorno”. Una storia rimasta negli annali: per i cento anni dalla nascita dell’artista, il comune della sua città natale aveva annunciato la volontà di dragare un canale che attraversa la città, alla ricerca di sculture, la cui leggenda locale raccontava che l’artista aveva gettato in acqua nel 1909, in una serata di sconforto. Le ricerche avevano portato alla scoperta di tre teste, immediatamente accolte come capolavori da critici d’arte e direttori di musei. Qualche giorno più tardi, tre studenti, con un artista locale, dichiaravano di essere gli autori dell’inganno facendo la dimostrazione in diretta alla televisione. Lo scandalo che ne conseguì costò il posto alla direttrice del Museo di Arte moderna della città, scatenando una tempesta nel mondo degli esperti italiani – così come una certa ilarità nell’intero Paese. Come Carlo Pepi ha percepito quel giorno, solo contro tutti, ciò che tutti i colleghi rifiutavano di ammettere? E come, trent’anni più tardi, sembra avare ancora una volta visto giusto? Contando sul suo intuito, assicura.No ho diplomi universitari, ma ho studiato tutta la vita”, – ci spiega – “Il tratto di Modigliani è di grande semplicità, per questo è facile da copiare, ma non è ciò che appare. Il suo genio è di penetrare nell’interiorità dei suoi modelli. Questo, i falsari, non lo sapranno mai fare”. Partecipare ad una grande esposizione permette di rinforzare il pedigree di opere dubbie. Se il metodo empirico ha, in passato, dato risultati incontestabili, non sarebbe bastato a far scattare un’inchiesta. Inizialmente, il curatore dell’esposizione, Rudy Chiappini si è, del resto, difeso mettendo in primo piano l’assenza di pubblicazioni scientifiche da parte di Carlo Pepi. Ha anche sottolineato che molte opere, come un ritratto di Soutine, erano state espostepoco tempo prima a Pisa, in un’esposizione organizzata dal Centro Pompidou, e che Pepi non aveva, in quell’occasione, detto nulla – è ciò che quest’ultimo contesta con forza. Ed è qui che interviene un altro esperto, il francese Marc Restellini, già direttore della Pinacoteca di Parigi ed organizzatore, in passato, di molte esposizioni dedicate all’artista livornese, la più nota al palazzo del Luxembourg, a Parigi, nel 2002. E’ ritenuto come il maggior specialista di Modigliani, e lavora da anni all’autentificazione di tutte le sue opere, su una base scientificastudio del tratto, campioni di pittura utilizzati… Una macchia titanica: Modigliani è morto lasciando la sua eredità ad una figlia naturale di appena un anno, senza che un vero inventario delle sue opere potesse essere stabilito. Per ciò che concerne le opere esposte all’esposizione di Genova, Marc Restellini è categorico: "ho avuto tra le mani molti dei quadri incriminati. Per il ritratto di Soutine, ho redatto un certificato di falso qualche anno fa, anche il suo proprietario ne è al corrente!"
Già condannato per falsi
E racconta le sue ricerche: "Quando ho iniziato a guardare da vicino l'esposizione sono entrato in contatto con un esperto dell'opera di Moïse Kisling, del quale diverse tele erano esposte a Genova. Mi ha assicurato che quelle tele erano dei falsi comprovati ed appartenevano ad un mercante d'arte americano: Joseph Guttmann. Così, d'un tratto la storia è diventata chiara: in effetti questo personaggio era apparso negli anni scorsi come il socio di un esperto francese: Christian Parisot, che si era arrogato il diritto morale su Modigliani ed in seguito condannato con la carcerazione più volte per falsi." Tre persone fanno ormai l'oggetto di un inchiesta in Italia: il curatore Rudy Chiappini, Massimo Vitta Zelmann, presidente della società Mondo Mostre Skira, organizzatrice dell'esposizione, ed il mercante d'arte Joseph Guttmann, proprietario di più opere incriminate (quattro Kisling ed almeno altrettanti Modigliani). Da parte di Palazzo Ducale si implora la buona fede. L’esposizione di Genova potrebbe aver mascherato un tentativo di truffa di ampiezza vertiginosa. In un comunicato stampa, il Museo sottolinea la reputazione impeccabile di Mondo Mostre Skira così come le referenze di Chiappini, "direttore da vent'anni del Museo d'arte di Lugano" e "organizzatore di numerose esposizioni a livello internazionale, comprese quelle su Modigliani". Giustificazioni che Marc Restellini ha difficoltà nel prendere come serie. Dalle indagini in corso risulta che l'esposizione di Genova è costata solo 150.000 euro al museo. "Consideriamo che" - spiega l'esperto francese - "un'esposizione di Modigliani costa una fortuna: considerato il valore dei dipinti, le assicurazioni, tutto questo comporta milioni di Euro. Questi costi non sono possibili, avrebbero dovuto dubitare che sotto sotto c'era un problema, e che c'era qualcun altro che pagava". Ad esempio, dei proprietari che trovano nel fatto di partecipare ad una grande esposizione l’occasione di rafforzare pedigree di opere dubbie… “Joseph Guttmann sta cercando di vendere un “Grande nudo disteso” “Celine Howard” presentato a Genova” sottolinea Marc Restellini. “Questo quadro veniva proposto in cataloghi di vendita a 28 milioni di Euro, e dopo l’esposizione di Genova è passato a 32… L’affare è molto dannoso per i collezionisti che hanno prestato, in buona fede, le loro opere, e che temevano ormai di vedere messa in dubbio l’origine delle tele fino ad allora giudicate come indiscutibili. E’ anche imbarazzante per tutti i musei, in particolare francesi, che hanno prestato delle tele, partecipando indirettamente a rendere credibili dei falsi. Fino ad ora, nessuna istituzione, né il ministero francese della cultura, nonostante allertati da Marc Restellini, ha reagito agli sviluppi sull’affare.
Jerome Gautheret

A Genova, dei Modigliani inopportuni. 
La Giustizia ha posto sotto sequestro 21 opere di una esposizione al Palazzo Ducale, sospettate di essere dei falsi.

Sintesi dell'intervista a Marc Restellini andata in onda su France24:
Siamo di fronte ad una rete mafiosa, ci sono persone che espongono questi falsi per legittimarli. E’ uno scandalo, è una truffa. Lo pseudo specialista di cui parlavo è sparito dalla circolazione (il riferimento a Parisot risulta evidente) ed è stato rimpiazzato da un curatore di museo che fa quanto faceva lui in passato. Ed è molto pericoloso perché lo scopo è molto semplice: mettere sul mercato legittimando opere false e dare loro dei valori milionari per venderli, ed è inammissibile che dei musei nazionali si prestino in queste truffe, e ciò che mi stupisce maggiormente, avendo diretto un certo numero di musei, è sapere che c’è un pubblico che va alle esposizioni e si fa ingannare da chi dovrebbe invece educare. Vengono credendo di ammirare opere d’arte, ma vedono dei falsi.



25 luglio: Il Secolo XIX, pubblica un'intervista a Marc Restellini che rimarca quando già dichiarato al quotidiano Le Monde e, a proposito del 'grande nudo disteso', dichiara che «è bastato inserire nel catalogo di Palazzo Ducale il "Nudo disteso (Ritratto di Celine Howard)”, perché l’opera, in vendita a 28 milioni di euro, fosse proposta a vari mercanti d’arte a 32 milioni di euro». Leggiamo inoltre una constatazione riguardo agli scenari che potrebbero verificarsi nel caso in cui il dipinto in questione venisse ritenuto falso: da 32 milioni di euro a zero. Se la Procura infatti riuscisse a provare resistenza d’una truffa internazionale, potrebbe disporre la distruzione immediata delle contraffazioni. Una promessa che Restellini, già sentito dai carabinieri del nucleo patrimonio culturale, ha recapitato a chi negli ultimi anni ha fornito expertise su molti dei quadri contestati. Ovvero Christian Parisot, presidente dell’Archivio Modigliani (arrestato nel 2013 proprio per una vicenda di presunti falsi Modi), che Restellini aveva denunciato per una vicenda simile alcuni anni fa: «Farò distruggere tutti i falsi. È un dovere morale. Ci tengo a sottolineare che è una menzogna che io abbia perso una causa contro Parisot per diffamazione: ho avuto ragione io...» L’ipotesi del procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e del sostituto Michele Stagno è che la mostra di Genova sia stata utilizzata consapevolmente come un palcoscenico da un gruppo di persone per avallare quadri di dubbia provenienza. Chi sapeva, se così fosse? Per ora sono indagati il collezionista Joseph Guttmann, magnate americano proprietario di svariati dipinti sotto sequestro (assistito da Massimo Boggio), l’organizzatore della mostra Massimo Vitta Zelman e il curatore Rudy Chiappini. «A Torino e a Genova è stato mostrato un “Ritratto di Soutine” completamente diverso da quello esposto a Milano da Marc Restellini - precisa in una nota l’omonimo Institut Restellini - a Torino hanno citato i cataloghi di Restellini, cambiando la figura a fianco, con la chiara intenzione di beffare il lettore e di legittimare questo falso. Nel catalogo di Genova, a pagina 105, si ripropone lo stesso errore, sostenendo che quella copia sia apparsa a Losanna e a Milano. Anche questo è falso». C’è poi un particolare che il critico francese tiene a dire di persona ed è stato acquisito dagli inquirenti come un indizio importante: «i proprietari del “Ritratto di Soutine" esposto a Genova mi chiesero un expertise poco prima dell’esposizione, io dissi loro chiaramente che il quadro non era autentico: lo sapevano e lo hanno esposto lo stesso». A complicare ulteriormente la vicenda si è aggiunta la controffensiva del pool di legali che assiste in proprietari dei quadri. Ieri l’avvocato veneto Cesare Dal Maso, specializzato in indagini sul mondo dell’arte, ha contestato la consulenza tecnica della Procura, che ha disposto il prelievo di pigmenti dalle opere sequestrate: «Se i quadri fossero veri, sarebbe un danno milionario. Senza contare che non essendo presenti consulenti di parte, l’esame non ha valore». Palazzo Ducale, difeso da Cesare Manzitti, ha chiesto di poter spostare i quadri sequestrati per effettuare lavori di ristrutturazione.

Mostra di Modigliani a Genova: sei personaggi  per uno scandalo internazionale

2 agosto da Liguria Notizie.it: La Procura ha dato il via libera per spostare da Palazzo Ducale le 21 opere sequestrate nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi esposti al pubblico, nata a seguito delle segnalazioni degli esperti di Modì, Carlo Pepi e Marc Restellini. A chiedere lo spostamento era stata la stessa Fondazione Ducale a causa di un malfunzionamento dell’impianto di condizionamento, che avrebbe potuto danneggiare i dipinti. I quadri saranno trasferiti la prossima settimana al centro Art defender di Bologna.

7 agosto: su Artnet, famosa piattaforma di informazione dedicata al mercato dell'arte, in seguito allo scandalo delle opere sequestrate nella mostra di Genova, esce un eccellente articolo in cui si spiega cosa vi è dietro al mercato di uno degli artisti più falsificati al mondo, con degli ottimi spunti di riflessione in merito ai cataloghi considerati 'sicuri', sulle nuove tecniche di autenticazione e sulla soluzione pensata da Marc Restellini per interrompere questo continuo proliferare dei falsi, ossia la caccia e la distruzione degli stessi.

aggiornato il 10/08/2017